Sviluppo Italia in crisi Senza commesse è la fine

I dipendenti della società ex Invitalia sollecitano la Regione a rispettare le sue stesse decisioni. Febbo: poca trasparenza in questa vicenda
PESCARA. Sul destino di Italia Abruzzo Sviluppo la Regione «non fa e non dice» tutto quello che dovrebbe. Lo dichiara il presidente della commissione di vigilanza Mauro Febbo per il quale «il futuro dei 17 lavoratori» dell’azienda di servizio per le start up, passata nel 2011 da Invitalia ad Abruzzo Sviluppo al costo di 1 euro compresi i tre incubatori d’impresa di Mosciano Sant’Angelo, Avezzano e Sulmona, e ora in liquidazione, «è purtroppo segnato. Mentre ancora una volta dobbiamo registrare la consueta e odiosa mancanza di trasparenza». In questo caso la mancata pubblicazione sul sito del testo del decreto approvato in giunta sabato scorso, nel quale la Regione darebbe mandato alla sua società in house Abruzzo Italia di valorizzare le figure professionali di Sviluppo Italia attraverso le commesse regionali. «Il problema principale», dice Febbo, «è che non riusciamo a capire come la Regione intenda intervenire per fare luce sulla vicenda: ho chiesto, sia verbalmente sia attraverso atto ufficiale, di poter visionare la delibera ma a oggi è impossibile conoscerne il contenuto. Per questo sono intenzionato ad affrontare la questione anche in Commissione di Vigilanza perché non possiamo continuare ad accettare il modus operandi di una Regione che fa della mancanza di trasparenza uno dei suoi capisaldi».
Per i dipendenti di Sviluppo Italia le anticipazioni rilasciate al Centro dal presidente di Abruzzo Sviluppo Manuel De Monte e dal direttore generale della Regione Cristina Gerardis, sono chiare: «Significano che ai dipendenti (che da nove mesi sono senza stipendio, ndr.) verranno proposti contratti libero professionali fino a quando verrà conclusa la fase di liquidazione della società». Una liquidazione decisa dalla Regione, notano i dipendenti, dopo che in una delibera del febbraio 2016 era stata valutata l’opportunità di una fusione per incorporazione di Sviluppo Italia in Abruzzo sviluppo e si parlava dell’importante ruolo che Sviluppo Italia Abruzzo avrebbe potuto svolgere, con le sue professionalità, «a favore della Regione Abruzzo dando un significativo contributo alle politiche messe in atto dalla Giunta regionale per favorire lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali e l’allargamento della base occupazionale».
Tutto questo è rimasta lettera morta, dicono ora di dipendenti: «Sviluppo Italia Abruzzo è sopravvissuta con i ricavi derivanti dalla commessa ereditata da Invitalia, che ha permesso solo in parte di coprire il fabbisogno finanziario, limitando le perdite degli ultimi esercizi. Sono mancate invece le commesse regionali che avrebbero dovuto costituire l’attività tipica della società dopo la cessione». Anche perché «una società di emanazione pubblica deve lavorare esclusivamente per l’amministrazione di riferimento, dunque la regione, tramite Abruzzo sviluppo avrebbe dovuto considerare l’attività ereditata da Invitalia come un surplus straordinario alle proprie commesse». Cosa che non è mai stata, dicono ora i dipendenti.
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