Tagli, dopo i Punti nascita tocca ai Pronto soccorso

13 Aprile 2015

La giunta fissa il cronoprogramma delle chiusure delle maternità in quattro ospedali e si prepara a declassare otto strutture di emergenza a Sant'Omero, Atri, Penne, Popoli, Guardiagrele, Atessa, Tagliacozzo e Pescina

PESCARA. Fissato il cronoprogramma per le chiusure dei Punti nascita (Atri, Ortona, Penne e Sulmona, una per ogni Asl), scatta ora il conto alla rovescia per la programmata trasformazione di alcuni Pronto soccorsi in Punti territoriali di assistenza (Pta) chiusi nelle ore notturne, quando l’emergenza sarà assicurata dalle ambulanze del 118 e dalle cure immediate di poliambulatori e guardie mediche. Gli otto Pronto soccorso che funzioneranno solo 12 ore sono quelli degli ospedali di Atri e Sant’Omero, Penne e Popoli, Atessa e Guardiagrele e Pescina e Tagliacozzo, vale a dire due strutture per Asl. In realtà alcune realtà avevano da tempo combattuto per salvare il Pronto soccorso e i reparti "vitali" (Chirurgia in primis), soprattutto nella Marsica. Altre proteste in vista dunque? Quasi certamente sì, anche perchè in due casi la "spoliazione" del Pronto soccorso seguirebbe di poco quella del Punto nascita: il riferimento è ad Atri e a Penne.

[[(standard.Article) Punti nascite, il primo a chiudere sarà quello di Sulmona

I movimenti civici che protestano per difendere i loro ospedali vengono alimentati dalla paura per le novità che non sembrano rassicuranti. Prima di parlare di chiusure, infatti, la politica dovrebbe spiegare in quale direzione si muove la sanità abruzzese e fare investimenti per attrezzare il territorio con servizi sostitutivi. E solo dopo intervenire, chiudendo, riorganizzando, ristrutturando. I parametri utilizzati per decidere la morte di un servizio pubblico è unicamente numerico, ragionieristico. La politica ha abdicato a favore dei "conti", lo stato sociale non conta più se il bilancio non è quanto meno a pareggio. Si ricorda che a Casoli allora si presentò a spiegare i tagli l’assessore Lanfranco Venturoni, (Forza Italia), ospite di un convegno della Cisl (insieme a Camillo D’Alessandro, allora oppositore). E promise – senza aggressioni, come è avvenuto a Sulmona per D’Alfonso - che dopo la chiusura di quel pronto soccorso ci sarebbe stato un miglioramento dell’assistenza territoriale, cosa che naturalmente non è mai avvenuta. Possono i cittadini ascoltare ancora i politici parlare di tagli, quando non si tagliano lo stipendio ma non si tirano mai indietro quando si tratta di mettere a rischio la salute degli "altri"?