Terremoto, ecco i rimborsi per i Comuni

23 Giugno 2019

Dai 3mila euro di Barete fino ai 358mila di Teramo: così 23 realtà compensano Imu e Tasi non riscosse dopo il sisma

L'AQUILA. Dai 3mila euro di Barete e di Castel Castagna ai 55mila di Pizzoli. Dai 52mila di Campotosto ai 75mila di Montorio al Vomano, fino ai 139mila euro di Montereale. Ma il rimborso più alto va a Teramo: 358mila euro. Apparentemente briciole, sono invece somme preziosissime per i Comuni abruzzesi colpiti dai terremoti, che hanno manutenzioni ordinarie e straordinarie crescenti, ma sempre meno introiti dai tributi comunali per poter – ad esempio – riparare buche, sfalciare l’erba, sostenere il piano neve. Con una nota di ieri, il Viminale ha comunicato l’assegnazione dei «rimborsi ai Comuni terremotati per compensare le minori entrate di Imu e Tasi dovute all’esenzione concessa dallo Stato ai proprietari delle case danneggiate dal sisma». Risorse fresche per i Comuni che, probabilmente, non arriveranno prima della fine dell’estate.
LE RISORSE. Si tratta di un primo acconto di 11,7 milioni di euro che va a coprire i mancati introiti dei tributi per Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche, colpite dai sismi del 2016 e del 2017. All'Abruzzo sono destinati 1,12 milioni, ripartiti in base al fabbisogno richiesto dai 23 Comuni: 6 Comuni in provincia dell’Aquila per uno stanziamento di 301mila euro, 16 Comuni in provincia di Teramo per un totale di 459mila euro (357mila euro per il solo capoluogo) e un Comune in provincia di Pescara per 8mila euro. Per ora, si tratta di acconti relativi alla scadenza della prima rata della Tasi (il 16 giugno), dunque la seconda tranche di rimborsi verrà assegnata a dicembre, quando scadrà la seconda rata; in quest’ultimo caso, il trasferimento nelle casse dei Comuni avverrà soltanto nella primavera 2020. Nel frattempo, però, tra dicembre e gennaio i Comuni dovranno già fare richiesta dei rimborsi per l’anno corrente, soldi che arriveranno tra il 2020 e il 2021, in un’eterna rincorsa ai fondi vitali.
MENO INTROITI. Il trasferimento speciale arriva da un fondo straordinario statale dedicato ai Comuni che incassano di meno causa forza maggiore. Una battaglia che i territori colpiti dal sisma del 2009 conoscono bene. Come ad esempio L’Aquila, dove la grandissima quantità di abitazioni danneggiate – per le quali lo Stato esenta il pagamento dei tributi – fa languire le casse comunali a fronte di maggiori spese di manutenzione.
L’APPELLO. I rappresentanti del tavolo di coordinamento delle aree omogenee Francesco Di Paolo e Sandro Chiacchi, intanto, tornano a chiedere al sottosegretario con delega alla ricostruzione, Vito Crimi, un incontro urgente nella sede dell’Ufficio speciale di Fossa «per poter affrontare le problematiche ormai non più procrastinabili, con l’auspicio di trovare linee d’intervento risolutive per la ricostruzione post-sisma 2009». Non sono stati accolti, infatti, gli emendamenti allo Sblocca cantieri che i sindaci avevano richiesto per entrambi i crateri sismici. In particolare, le modifiche per superare lo scoglio del ripristino delle reti dei sottoservizi: con le leggi attuali i Comuni non possono intervenire quando si è in presenza di una ristrutturazione privata, bloccando i cantieri e prolungando il rientro degli sfollati a casa. Un’altra urgenza resta quella della riorganizzazione degli uffici speciali, soprattutto sotto il profilo del personale: «Avevamo chiesto 400 persone, ma il governo nello Sblocca cantieri ce ne ha concesse solo la metà», spiega Manuele Tiberii, sindaco di Colledara, piccolo Comune teramano di 2mila abitanti. «Il nuovo personale dovrà essere distribuito tra gli uffici speciali e tutti i Comuni (180 quelli del nuovo cratere, ndc): non basterà».
LEGGE SPECIALE. Una legge ad hoc per la gestione delle emergenze e delle ricostruzioni post-sisma: è questa la priorità assoluta per un Paese sismico da Nord a Sud. «Non possiamo più andare avanti con rattoppi e pecette da inserire nei vari decreti», insiste Tiberii, «occorre una legge che tratti in modo esclusivo la materia del terremoto. Ripartire da zero a ogni emergenza impedisce di ricostruire in modo veloce ed efficiente».