Testa (FdI): «Finalmente sarà la volontà popolare a decidere chi governa»

Il deputato di Fratelli d’Italia e segretario della VI Commissione Finanze: l’esecutivo Meloni sta scrivendo una pagina epocale della storia repubblicana
Il governo Meloni sta scrivendo una pagina epocale della storia repubblicana con una riforma costituzionale che si pone una serie di obiettivi principali, partendo dall’inviolabile presupposto di dare il giusto rilievo alla volontà popolare e garantendo stabilità a chi governerà la Nazione. Saranno, quindi, gli italiani a scegliere chi avrà l’onore e l’onere di guidare l’Italia, mettendo finalmente nel dimenticatoio quegli ‘intrighi’ di palazzo che negli anni hanno portato alla formazione dell’esecutivo. Quegli schemi politici che hanno danneggiato la democrazia e tradito la fiducia degli italiani. Per arrivare al testo di questa riforma, aderente al programma elettorale del centrodestra, è stato portato avanti un proficuo percorso di confronto non solo a livello politico ma anche con le forze sociali ed i costituzionalisti, con il chiaro intento di realizzare una piena coerenza tra l’espressione del voto degli italiani, la composizione del Parlamento e di conseguenza l’assetto governativo. Al tempo stesso, però, non si determinerà nessuno svuotamento dell’organo parlamentare ma al contrario una valorizzazione delle sue funzioni. Va ben evidenziato, inoltre, come non sia prevista alcuna deminutio del ruolo del Presidente della Repubblica, figura chiave dell’unità nazionale, di cui ruolo e prerogative non sono mai messe in discussione. La ratio di questa determinante riforma, in sostanza, è garantire la necessaria solidità al governo in un’ottica di attuazione degli indirizzi politici di medio-lungo periodo e, di pari passo, salvaguardare la tradizione costituzionale e parlamentare italiana e il ruolo del Quirinale con il quale, in virtù della riforma stessa, si è intrapresa una importante interlocuzione, come avviene per tutti i provvedimenti su questa materia.
Oltre a voler consolidare il principio democratico, attribuendo il legittimo peso e ruolo all’elettorato, la continuità del mandato elettorale conferito dai cittadini si prefigge, al tempo stesso, di favorire la coesione degli schieramenti elettorali evitando quei deprecabili fenomeni quali il trasfughismo e il trasformismo parlamentare. La riforma – che stando agli iter e ai tempi di approvazione, riguarderà la prossima legislatura – è una sfida che il governo Meloni vuole vincere: c'è coraggio e determinazione di intervenire sulla madre di tutte le riforme, dalla quale dipende anche la capacità di realizzare tutte le altre. Ora, di fronte a questo percorso audace e di buon senso ci sono degli scettici, tra i quali figurano ipocritamente anche coloro che ieri votavano la revisione del Titolo V della Costituzione. A loro chiedo in base a quale principio è possibile eleggere un sindaco o un presidente di Regione ma non il presidente del Consiglio dei ministri.
Misteri di una certa politica. La stessa che in passato, troppo spesso, ha disatteso l’esito elettorale arrivando a scegliere il capo del governo attraverso trattative e accordi nelle segrete stanze. L’esempio virtuoso delle elezioni dirette, di primi cittadini e governatori, rappresenta la lampante dimostrazione di quanto questa strada sia decisiva nel garantire governabilità nel lungo periodo, senza ostacoli politici che la possano minare. Fin troppi, nella nostra storia repubblicana, sono stati gli esecutivi che hanno avuto vita breve, anzi brevissima, e questo pericolo non può più essere accettato, soprattutto in un momento in cui anche il sentimento dell’antipolitica continua a serpeggiare. Stabilità significa anche credibilità, quella che il governo Meloni sta restituendo all’Italia e che intende cementare a livello nazionale e internazionale. Questa riforma potrà consentire all’Italia di recitare un ruolo da protagonista negli scenari internazionali, aumentando l’appeal della Nazione e favorendo, dunque, una maggiore attenzione degli investitori e una consolidata solidità dei mercati.
*deputato
di Fratelli d’Italia,
membro e segretario della
VI Commissione Finanze
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