Tetti di spesa alle cliniche, Chiodi a processo

Prima udienza il 6 dicembre. In 5 a giudizio nel procedimento per abuso, falso e violenza privata nato da un esposto di Pierangeli
PESCARA. Abuso, falso e violenza privata. Sono i reati contestati a vario titolo nei capi d’imputazione e sui quali il processo sui tetti di spesa alle cliniche private dovrà fare chiarezza. A partire dal 6 dicembre quando, davanti al collegio presieduto da Maria Michela Di Fine, sfileranno gli imputati eccellenti: l’ex governatore Gianni Chiodi insieme all’ex subcommissaria alla Sanità, Giovanna Baraldi, l’ex assessore regionale Lanfranco Venturoni e due tecnici dell’Agenzia nazionale per i servizi regionali. Tutti rinviati a giudizio, ieri, dal giudice per l’udienza preliminare di Pescara, Gianluca Sarandrea.
Al centro della vicenda, i contratti delle case di cura firmati nel 2010 e che, secondo l’accusa, sarebbero stati estorti agli imprenditori della sanità privata con la minaccia del disaccreditamento. Il procedimento ha preso il via da un esposto di Luigi Pierangeli (tra gli editori di questo giornale), all’epoca al vertice dell’Aiop (Associazione italiana ospedalità privata), a seguito del quale il ridimensionamento dei tetti di spesa è finito sotto la lente della procura. Chiodi, coinvolto in qualità di ex commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dai disavanzi della sanità, avrebbe fatto firmare alle cliniche private contratti di prestazione di assistenza ospedaliera collegando la firma al pagamento dei crediti che le cliniche vantavano nei confronti della Regione. A fronte dei tagli, alle cliniche stesse sarebbe stato promesso un recupero attraverso incentivi legati alle cure di pazienti non abruzzesi. Ma, secondo le cliniche Pierangeli e Spatocco, che si sono costituite parte civile nel procedimento, la promessa del recupero fatta da Chiodi e dalla Baraldi si sarebbe rivelata un «falso». Come dimostrerebbero, a loro avviso, gli accordi di confine mai sottoscritti con Marche, Lazio e Molise per tenere sotto controllo gli spostamenti dei pazienti dall’Abruzzo verso le altre regioni e viceversa.
Ricostruzione che troverebbe conferma anche in alcune intercettazioni della Baraldi: «Ho fatto un favore spaventoso al Molise e ho fatto un favore al Lazio perché li ho massacrati», diceva in una telefonata con un manager della sanità. E in un altro colloquio, con un’avvocatessa, riferito all’ipotesi del recupero affermava: «Abbiamo già concesso tutto, vogliamo prenderli per il culo... non vogliamo modificare niente e siccome loro, comunque loro sono già cotti». In un’altra telefonata, con un dirigente delle Marche, si parlava degli accordi di confine mai sottoscritti: «Il mio presidente è preoccupato perché non... i tetti su questi accordi, eh, naturalmente anche con il Molise e il Lazio, ma il segnale se non lo diamo è che abbiamo preso per il culo tutti».
Secondo l’accusa, l’ex presidente avrebbe fatto pressioni sulle cliniche per far firmare quei contratti e avrebbe tenuto un «generale atteggiamento ostruzionistico volto a non fornire i dati per procedere all’attuazione della metodologia utilizzata per realizzare i tetti di spesa». Chiodi si è difeso anche ieri e ha detto che nel processo «sarà più facile dimostrare l’infondatezza delle accuse»: «Sono l’unico politico in Italia che, nei rapporti con la sanità privata, è finito sotto processo per avere fatto l’interesse pubblico, con l’accusa di avere violentato la sanità privata. Sono tranquillo per il mio operato», ha detto, «e fiero di ciò che ho fatto, perché ho fatto sì che ci fossero i contratti, visto che in Abruzzo prima non c’erano e si regalavano 200 milioni di euro alla sanità privata. Inoltre, ho ridotto il budget della sanità privata, ho risanato la sanità e nel frattempo sono aumentati i Livelli essenziali di assistenza».
Soddisfatto l’avvocato Tommaso Marchese, legale delle parti civili Synergo e Villa Serena: «Tra i capi di imputazione c’è un incastro tale che era lecito attendersi o il rinvio a giudizio o il proscioglimento di tutti gli imputati - spiega il legale a il Centro -. Il gup ha deciso per il rinvio a giudizio, per noi meglio di così non poteva andare».
Ma, secondo Marchese, è necessario «uscire da un equivoco»: «Gli imputati si sono difesi molto di più sui giornali che in aula - osserva -. Hanno cercato di far passare l’idea che le cliniche private si sarebbero opposte ai tagli di spesa, ma si tratta di un’affermazione falsa e puerile dal momento che se c’è un atto che non abbiamo impugnato, è proprio il piano di rientro». Secondo l’avvocato anche i cittadini abruzzesi hanno subito un grave danno. «Perché, attraverso i tetti imposti alle case di cura private, si è aggravato il saldo negativo della mobilità dei pazienti ».
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