Tetti di spesa sanità, sfilano i testi dell’accusa

Pescara, ascoltati gli imprenditori Petruzzi e Spatocco nella causa che vede imputati Chiodi e Venturoni
PESCARA. Sfilano i testi dell'accusa nel processo a carico dell'ex governatore Gianni Chiodi e dell'ex assessore alla sanità, Lanfranco Venturoni (che decisero di rinunciare alla prescrizione) il relazione alla quantificazione dei tetti di spesa per la sanità privata nel 2010. Ieri è stata la volta di due grossi imprenditori delle cliniche private, Concetta Petruzzi di Villa Serena e Lorenzo Spatocco. Nel rispondere alle domande del pm Andrea Papalia, i due sono stati piuttosto precisi, evidenziando gli elementi essenziali dell'accusa che per Chiodi parla di abuso d'ufficio, falso e violenza privata, mentre a carico di Venturoni c'è soltanto la violenza privata. La Petruzzi, in termini molto chiari, ha parlato del clima acceso di quelle giornate dell'aprile 2010 che precedettero la “forzata” sottoscrizione del contratto per i tetti di spesa per ogni singola struttura privata: firma che secondo l'accusa sarebbe stata imposta e soprattutto collegata alla liquidazione dei crediti che le cliniche vantavano in precedenza. E ieri queste dinamiche sono state confermate dai testi. «Nei primi tre mesi e mezzo del 2010 abbiamo avuto il blocco completo dei pagamenti correnti», ha spiegato l'allora vice presidente dell'Aiop, Concetta Petruzzi, «invece di circa 12 milioni di euro ne ricevemmo soltanto uno. Era in quella condizione che stavamo trattando: situazione pesante dal punto di vista finanziario. La Baraldi (che era sub commissario alla sanità e che è stata prescritta ndr) insisteva molto in quei giorni: dovevamo firmare altrimenti ci avrebbero disaccreditato». E poi la Petruzzi racconta dell'impossibilità di potersi confrontare con i tecnici della Regione per rivedere insieme quei calcoli in base ai quali erano stati decisi i tetti di spesa: calcoli che non tornavano alle cliniche.
«Ci dicevano che non era possibile approfondire ulteriormente quei calcoli: erano quelli e basta e bisognava chiudere con la firma dei contratti». Qualche giorno prima della sottoscrizione le cliniche private riescono comunque a rimediare una nota integrativa al contratto. «Abbiamo accettato di recuperare», spiega Petruzzi «una porzione di budget per i fuori regione per abbattere la mobilità passiva, ma poi quell'accordo alla fine ci venne negato», nonostante fosse stato firmato dalle parti anche se in maniera informale. Alla vigilia della riunione per la firma, il 21 aprile 2010, la sera la Petruzzi riceve la telefonata di Venturoni che gli passa il governatore. «Chiodi mi disse che se la mattina successiva non avessimo firmato ci avrebbero disaccreditato ed avrebbero distribuito il nostro badget a quelle strutture che avevano già firmato i contratti. A quel punto decisi di firmare». E l'indomani, due ore dopo la firma, Villa Serena ricevette un primo mandato di pagamento per i crediti già maturati. E Lorenzo Spatocco ha sostanzialmente confermato, nei punti centrali, la deposizione della Petruzzi, aggiungendo che quanto stabilito nella delibera incriminata del 18 febbraio 2010 circa il disaccreditamento, suonava «come una minaccia di morte per la struttura. E poi l'eventuale disaccreditamento ha un suo iter amministrativo da seguire» ha detto, «non è un fatto automatico». Prossima udienza il 30 aprile per sentire gli ultimi testi dell'accusa, compreso il presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri.
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