Ti opponi all’esproprio? Ora Terna vuole i soldi

Salto di qualità nella strategia dell’azienda dell’elettrodotto Villanova-Gissi Maxi-richieste di risarcimento oltre alle denunce. Il Forum: solo intimidazioni
PESCARA. Guai a chi si oppone all’elettrodotto Villanova-Gissi. Terna, la società titolare della rete e che realizza il progetto, fa sapere di aver attivato azioni risarcitorie nei confronti di coloro che hanno impedito lo svolgimento delle attività espropriative dei terreni. In sostanza quello di Terna vale anche come un “avviso” ai proprietari dei terreni, che tentano di sbarrare l’accesso alle loro proprietà di operai e tecnici Terna incaricati di realizzare lì i piloni dell’elettrodotto contestato: nei loro confronti sarà presentata, oltre alla denuncia, la richiesta di risarcimento danni che può essere milionaria. Proprio come nel caso di una donna di Casacanditella che, intervistata dal Tg3 regionale, ha detto di aver ricevuto una richiesta di circa 2 milioni di euro. «Terna ha scelto la linea dura, il suo è un comportamento intimidatorio», replicano i proprietari dei terreni. «Il ritardo della realizzazione dell’opera provoca gravi danni sia per l’azienda sia per il sistema elettrico di cui la società è garante», insiste Terna.
La lotta all’elettrodotto non è mai arrivata a un punto critico così alto. Terna continua a ripetere di essere legittimata ad espropriare i terreni perché agisce su delega del governo che ha deciso di realizzare l’opera.
Ma anche ieri i proprietari terrieri di Atessa, Casacanditella e Paglieta (Chieti) hanno reagito con un “no” alle immissioni in possesso da parte di Terna. Dopo le opposizioni dei proprietari della scorsa settimana, che sembrava fossero andate a buon fine, si è ripetuto lo stesso iter già visto decine di volte in diversi comuni coinvolti dal progetto dell'elettrodotto Villanova-Gissi: i tecnici Terna arrivano sulle proprietà che devono essere oggetto di lavori o espropri per l'infrastruttura da 380mila volt e incontrano i rispettivi proprietari che rifiutano l'immissione in possesso, così come previsto dalla legge. A quel punto segue la redazione di un verbale.
Gli espropri e le opposizioni dovranno essere poi valutati in altre sedi, soprattutto giudiziarie. «Terna si sta comportando come il classico gigante con i piedi d'argilla, visto che se la prende con i semplici cittadini nascondendosi dietro un'autorizzazione piena di criticità procedurali invece di rispondere alle decine di problematiche sollevate e dettagliatamente descritte da associazioni, comitati e singoli cittadini e ormai anche da diversi enti pubblici», scrive la segreteria del Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua, secondo la quale la società sta cercando di «distogliere il discorso dal progetto cambiato due volte, con la sostituzione dei sostegni a fondazioni già realizzate e quindi da rifare, ai 50 sostegni in aree a rischio idrogeologico, quattro dei quali addirittura su frane attive».
Il Forum dell'acqua annuncia di aver appena terminato un terzo dossier sull'opera definita «dai risvolti tragicomici» e che sta preparando anche un quarto dossier da inviare all'Autorità per l'energia.
Terna sembra non badarci. E tira dritto. A cominciare dalle richieste di risarcimento che evidentemente fanno parte dell’esposto che ha presentato l’avvocato Giulia Bongiorno per conto di Terna alla Procura di Lanciano. «Terna per ben 52 volte ha dovuto rinunciare a fare le immissioni per i lavori dell’elettrodotto che sono regolari», aveva detto la Bongiorno al Centro, «e ogni giorno riceve minacce e offese. Poi ho depositato una denuncia corposa su fatti sui quali mi aspetto la dovuta attenzione».
I danni milionari, spiega Terna, sono dovuti al fatto che l’azienda è tenuta a pagare le ditte appaltatrici malgrado esse non possano operare: «Il ritardo dei lavori inoltre impedirà di mettere in esercizio l’opera nei tempi stabiliti, cioé il primo gennaio 2016».
Intanto si attende l'esito dei ricorsi al Tar dei Comuni di Lanciano, Castel Frentano e Paglieta e di quello al Consiglio di Stato da parte del Cast, Comitato ambiente salute e territorio. E prosegue il presidio davanti alla Prefettura di Chieti. Secondo le informazioni pervenute ai manifestanti il prefetto avrebbe comunicato a Regione e ministero la situazione denunciata da amministrazioni e proprietari dei terreni. (cr.re.)
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