Ticket riabilitazione Fondi bloccati in Regione
I Comuni non riescono a fatturare le prestazioni, fermi 16 milioni di euro La Cisl chiede all’assessore Paolucci di trasferire i compiti alle Asl
PESCARA. Sono pochissime le fatture inviate dai Comuni alle Asl per il pagamento della compartecipazione alle prestazioni di riabilitazione residenziale e semiresidenziale. Il risultato è che dal 1° ottobre 2014, data di introduzione del ticket, i fondi stanziati dalla Regione per evitare, almeno in questa prima fase, il peso sulle famiglie e sugli enti locali, sono rimasti nel cassetto: 4 milioni per il 2014 e 12 milioni per coprire le spese fino a giugno, mettendo in difficoltà economica le strutture sanitarie.
Le nuove procedure, definite nelle linee guida varate dal governo regionale, si sono evidentemente rivelate troppo complesse per i Comuni, e forse non ha aiutato il contemporanea cambio di calcolo dell’Isee, fondamentale per stabilire chi è dentro o fuori le esenzioni.
Sul fronte delle strutture sanitarie, invece, incombe il piano di riconversione, recentemente approvato, e strettamente legato alla compartecipazione (un «piano storico», dice l’assessore Silvio Paolucci, «atteso da 20 anni»), che porterà a una riduzione dei posti letto di riabilitazione e a un aumento dei posti letto per l’assistenza degli anziani. Motivi di fibrillazione insomma ce ne sono. In un incontro giovedì scorso in assessorato, la Cisl Sanità ha chiesto all’assessore Paolucci di togliere ai Comuni l’onere di fatturare le prestazioni in compartecipazione, trasferendo il compito alle Asl.
«Siamo di fronte a un paradosso», spiega Davide Farina della Cisl Sanità, «nonostante le note difficoltà che ha la Regione Abruzzo per far quadrare il proprio bilancio regionale, è noto a tutti che l'assessore Paolucci ha accantonato cospicue partite economiche per la copertura della compartecipazione a carico di comuni/famiglie. Purtroppo fino ad oggi non risulta essere stata erogata alcuna somma.Il blocco di sei mesi dei flussi economici ha mandato in sofferenza finanziaria le strutture sanitarie con forti esposizioni bancarie. E alla fine della fiera, chi paga il conto più salato? Come sempre i lavoratori, come ultimo anello debole ed incolpevole della catena».
Il problema è insomma burocratico, dice la Cisl, che ha invitato la Regione a delegare le funzioni dei comuni alle Asl, in base alla legge 502/92 che dà modo alla Regione/Asl di assumere la gestione di attività o servizi socio-assistenziali i cui oneri sono a carico dei Comuni. «Si potrebbe creare uno specifico ufficio regionale», dice Farina, «con personale formato e dedicato, che si occupi esclusivamente delle nuove modalità di fatturazione».
Non sembra essere questa la soluzione per Paolucci. «Le maestranze hanno diritto al pagamento dovuto», dice l’assessore, «quindi mi impegno direttamente affinché le burocrazie siano all’altezza». Altro discorso è esautorare i Comuni dai compiti affidati dal provvedimento. «Il comune è un pilastro dell’integrazione socio-sanitaria», dice Paolucci, «e pertanto nella nuova sanità devono entrarci con tutte le competenze. Per questo la Regione accompagnerà moltissimo come è giusto i Comuni», ma di esautorarli non se ne parla.
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