Trasporti, guerra di cifre sullo sciopero
PESCARA. Si scatena la guerra sulle adesioni poche ore dopo lo sciopero dei trasporti indetto ieri per 4 ore da Filt-Cgil e Ugl per protestare contro la strategia nel settore da parte della Regione...
PESCARA. Si scatena la guerra sulle adesioni poche ore dopo lo sciopero dei trasporti indetto ieri per 4 ore da Filt-Cgil e Ugl per protestare contro la strategia nel settore da parte della Regione con l’avvio (l’8 giugno) della nuova società unica dei trasporti Tua.
I manifestanti hanno organizzato un presidio sotto la Regione in viale Bovio e incontrato alcuni dirigenti. «La delega ai Trasporti torni al governatore D’Alfonso per fare in modo che tutto ciò che è stato dichiarato in campagna elettorale venga rispettato», hanno richiesto.
Ma è sulla partecipazione allo sciopero che si sono aperte altre fratture. Le stime di Cgil parlando del 50% di adesioni con punte nella Gtm di Pescara. «Nutro profondo rispetto per la minoranza dei lavoratori che ha deciso di scioperare, il 30% nelle tre aziende pubbliche, mentre quasi nessuno ha scioperato nelle oltre 50 aziende private dove pure Cgil e Ugl hanno indetto lo sciopero. Ma lo sciopero è fallito non solo sui numeri, ma anche sulle ragioni infondate assunte come scusa per lo sciopero», ribatte il sottosegretario della giunta regionale Camillo D’Alessandro, preso di mira durante il presidio.
«Il 70% dei lavoratori ha ben compreso quanto sia complicato lo scenario in cui si sta gestendo la riforma dei trasporti e la nascita della nuova società regionale», commentano in una nota, i sindacati Fit-Cisl, Uilt-Uil e Faisa-Cisal che non hanno aderito allo sciopero: «Da padri di famiglia hanno compreso la complessità degli interventi da porre in essere per salvaguardare i 1.600 posti di lavoro e sono consapevoli che gli occhi dell'opinione pubblica, alla luce delle tante difficoltà del mondo del lavoro, sono puntati su questo settore strategico per l'economia regionale».

