Trivelle, i danni dal piano della Croazia

29 Aprile 2015

PESCARA. «Un'operazione che, considerate le correnti dominanti da Est a Ovest, minaccia il turismo e la pesca italiani e mette a rischio il patrimonio naturale di 112 aree protette dalle norme...

PESCARA. «Un'operazione che, considerate le correnti dominanti da Est a Ovest, minaccia il turismo e la pesca italiani e mette a rischio il patrimonio naturale di 112 aree protette dalle norme italiane e comunitarie». Così le associazioni e i comitati ambientalisti del coordinamento “No Petrolio - Si Parco” definiscono il piano del governo croato per la ricerca e la produzione di idrocarburi offshore in Adriatico, nel presentare le osservazioni sulla Valutazione ambientale strategica (Vas) del piano.

Wwf, Legambiente, Fai, Italia Nostra, Lipu, Arci e Marevivo – che organizzano per il 23 maggio a Pescara la manifestazione contro le trivella in Abruzzo – sottolineano che «ci sono voluti sei mesi dall'inizio della Vas perché l'Italia e la Croazia si mettessero d'accordo per fare una valutazione transfrontaliera, come chiede l'Europa. Nelle osservazioni delle associazioni, si rileva che «l'inquinamento atmosferico provocato dalle emissioni derivanti dalle attività routinarie delle piattaforme offshore rischiano di far arrivare sui centri costieri italiani, nell'arco di 12 ore, emissioni inquinanti di ossidi di zolfo e di ossidi di azoto e di gas climalteranti, come il metano e la Co2