Trivento, la messa è finita: «Da qui se ne vanno tutti»

Sanità, strade, scuole, spopolamento, lavoro, banda larga... Dal vescovo e 46 sacerdoti un appello accorato a Mattarella
PESCARA. «Ogni comunità cristiana nella sua azione quotidiana deve essere profetica e saper annunciare la speranza. E' quello che noi ci proponiamo di fare, di fronte ad una società che soffre per la mancanza di lavoro, per la denatalità, per le cattive amministrazione, per la mancanza di una seria e puntuale programmazione, e da tutto ciò viene il gravissimo danno dello spopolamento»: parte da qui l’accorato appello che 46 sacerdoti della diocesi del Trivento (tra Molise e Abruzzo) hanno inviato alle più alte cariche dello Stato –a cominciare dal presidente della Repubblica –, a parlamentari, governatori, assessori e consiglieri delle due regioni, nonché presidenti delle Province di Campobasso e Chieti, ai sindaci di 40 Comuni e «a donne e uomini di buona volontà». «Vogliamo essere portavoce di speranza e di luce nuova, di innovazione e di coraggio. La risposta cristiana alla crisi attuale è quella di trasformare la marginalità in tipicità, tutto ciò», sottolineano citando il versetto 6, 37 di Matteo, «in ottemperanza al monito di Gesù: "Date loro voi stessi da mangiare"».
La lettera è firmata in prima istanza dal vescovo di Trivento Domenico Angelo Scotti alla quale seguono le altre 46 firme dei prelati, dal vicario generale Domenicantonio Fazioli, al cancelliere vescovile Erminio Gallo, ai vicari e quindi ai parroci di tutta la diocesi.
Nella lettera viene rivolto un «fermo e deciso appello» al senso di responsabilità e alla coscienza di amministratori e politici «affinché si passi finalmente e coerentemente ad uno stile di governo improntato alla giustizia, all'equità e all'attenzione verso i più bisognosi ed emarginati».
Il grido di aiuto che lancia il Trivento poggia su alcune criticità che i sacerdoti chiedono che siano affrontate e risolte con assoluta urgenza:
Sanità. Con il ridimensionamento dell'ospedale di Agnone nell'Alto Molise e nell'Alto Vastese, la diocesi segnala che di fatto non c’è più assistenza sanitaria: «Gli ospedali più vicini si trovano a più di un'ora di percorrenza su strade tortuose e dissestate e soffrono anche loro le problematiche di una sanità commissariata. Alcune ambulanze del 118 non hanno un medico a bordo (per es. l'ambulanza del distretto sanitario di Castiglione Messer Marino), con un servizio fino alle 8 di sera».
Viabilità. «Frane e dissesti», scrive la diocesi, «hanno interrotto la quasi totalità delle comunicazioni interne nell'intera area, provocando la paralisi più totale di svariate arterie fondamentali con conseguenze disastrose su pendolari, studenti, lavoratori e soprattutto malati che hanno necessità di raggiungere gli ospedali».
Lavoro. Alla mancanza di lavoro e di opportunità si somma una grave carenza di comunicazione sulle pur poche possibilità esistenti derivanti dall'utilizzo di fondi europei o statali.
Internet. Salvo pochi comuni, il resto del territorio non è coperto dalla banda larga.
Scuole. Con la sempre maggiore carenza di bambini, le scuole stanno progressivamente chiudendo. I sacerdoti: «Chiediamo che le scuole si trasformino con dotazioni che rendano più semplici e veloci i collegamenti, sperimentando anche originali forme di apprendimento a distanza, e allarghino la loro funzione diventando un terminale di offerta culturale ed educativa per tutta la comunità».
Fiscalità di vantaggio. Auspicati strumenti di sostegno alle attività degli imprenditori locali e delle famiglie .
Sicurezza. Territorio molto vasto presidiato però da una sempre minore presenza delle forze dell'ordine. «Può essere opportuno un maggiore raccordo superando i confini regionali».
Prodotti tipici e un ambiente unico. Rappresentano una potenziale ricchezza. Un esempo è il tartufo, che però alimenta un mercato nero che non fa altro che impoverire il territorio di una ricchezza naturale. I sacerdoti chiedono che sia regolamentato il settore per far emergere un'economia altrimenti sommersa. E auspicano la creazione di un circuito naturale che comprenda parti dell'Abruzzo e del Molise. (cr.re.)

