Troppe liti in tribunale meglio la mediazione

19 Giugno 2016

Le controversie dibattute in aula costano molto e possono durare anni Invece in tre mesi si potrebbe risolvere il caso, a prezzi molto contenuti

PESCARA. Dissapori, dispetti, screzi, a volte violenza vera e propria. Sono gli effetti delle liti condominiali, che ingrossano in gran numero le già esauste aule dei tribunali, mentre nella stragrande maggioranza dei casi potrebbero risolversi con una mediazione. Se n’è parlato venerdì scorso, a Pescara, in un incontro organizzato dalla Camera di Commercio Chieti-Pescara, l’associazione Equilibrio e l’Anaci, l’associazione nazionale degli amministratori condominiali e immobiliari, intitolato «La mediazione», ha spiegato Ana Uzqueda, avvocato e vice presidente dell’associazione Equilibrio, «è un incontro guidato da un terzo imparziale che ha delle competenze nella materia specifica e che si è formato in tecniche di negoziazione, di comunicazione e di gestione dei conflitti, il quale utilizza un metodo di lavoro per affrontare il dissidio». E dire che, soventemente, nelle liti condominiali, come fa notare Uzqueda, «ci sono elementi soggettivi che non possono essere portati davanti al giudice». La strada, dunque, per risolvere le divergenze, dovrebbe diventare sempre di più quella della mediazione o dell’arbitrato, anche perché, come ha ricordato la vice presidente dell’associazione Equilibrio, i costi sono minori della via giudiziaria ordinaria.

Con la mediazione «si spendono», ha ricordato Uzqueda, «quarantatre euro, per questioni per le quali la disputa ha un valore di mille euro, o ottantasei euro, se si arriva a valori di cinquemila euro». Tuttavia, nonostante la convenienza economica, la via della mediazione per ottenere giustizia, attraverso la mediazione - la quale ha cogenza ed efficacia del tutto identiche ad una sentenza di un giudice - sembra non aver preso piede. «Ancora non si vedono i vantaggi di questa procedura», ha osservato Alberto Celeste, magistrato presso la procura generale della Corte di Cassazione, «perché ancora non c’è una cultura della mediazione, mentre nei condomini c’è ancora una certa litigiosità. Quindi», ha rimarcato il magistrato, «è necessario un cambio di mentalità, che, chiaramente, ha i suoi tempi fisiologici. Tra l’altro», ha aggiunto Celeste, «in merito non c’è neanche un’adeguata pubblicità». In più, non solo permane la preferenza della via giudiziaria, su quella della mediazione, «ma i contenziosi aumentano, sia in senso qualitativo, sia in senso quantitativo». Ovvero, spiega Celeste, «i fatti sui quali bisogna giudicare diventano, oltre che numericamente sempre di più, anche più complessi».
Ovvio, poi, come ha rilevato l’avvocato Pietro Maria Di Giovanni, del Centro studi nazionale Anaci, che non solo la mediazione risulti essere conveniente dal punto di vista economico, ma anche da un punto di vista della durata delle dispute. «Si pensi», ha osservato Di Giovanni, «che in un tribunale ordinario il tempo medio per un giudizio di primo grado si aggira intorno ai tre o quattro anni, mentre in Appello non se ne esce con meno di sette, otto anni». Entro tre mesi, invece, come prevede la legge, con una mediazione si arriva alla conclusione del “processo”. I numeri non vanno meglio per gli arbitrati, un altro istituto, alternativo a quello giudiziario. Sull’argomento, infatti, Di Giovanni ha reso noto che in tutto, finora, «presso la Camera di Commercio sono stati due o tre i casi affrontati, mentre zero sono stati quelli affrontati dalla Camera dell'Ordine degli avvocati». All'incontro ha preso parte anche l'avvocato Luigi Salciarini, esperto in diritto del condominio.

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