«Troppi cervi», danni e incidenti in Abruzzo. E si torna a parlare di abbattimenti

Confagricoltura tuona e cita le analisi del tecnico faunistico Recchia: «Soluzioni non più rinviabili». La Regione: «Pericolo per i campi e per la sicurezza, va adottato un piano di riequilibrio ecosistemico»
L’AQUILA. L’emergenza cervi torna al centro del dibattito pubblico abruzzese, con effetti che vanno ben oltre la tutela ambientale. A riaccendere i riflettori su una presenza definita «ormai fuori controllo» è il presidente di Confagricoltura Abruzzo, Fabrizio Lobene, che chiede interventi urgenti e strutturali per arginare i danni sempre più pesanti all’agricoltura e i rischi per la sicurezza stradale, soprattutto nell’Aquilano. Una posizione condivisa dall’assessore regionale all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, che parla apertamente di «una vera emergenza» e richiama alla responsabilità collettiva. «Il problema non è più se intervenire, ma come e quando» afferma «perché i danni stanno aumentando e riguardano prima di tutto la sicurezza delle persone, non soltanto l’economia agricola». Imprudente non esclude la riproposizione di «un piano di riequilibrio ecosistemico» ma pone una condizione politica chiara: «La Regione può assumere scelte difficili solo se sostenute da un consenso esplicito dei territori e dell’opinione pubblica. Non possiamo permetterci di rivivere quanto accaduto in passato, quando un anno di lavoro tecnico e amministrativo è stato vanificato da ricorsi e proteste senza entrare mai nel merito e lasciando il problema irrisolto».
LE MISURE TAMPONE
In attesa di una risposta che deve partire dal basso, Imprudente rivendica di non essersi mai fermato, neppure dopo la sospensione imposta dal Consiglio di Stato al piano di contenimento. Attraverso il programma Fesr sono stati finanziati progetti nei parchi ricadenti in territorio abruzzese per un totale di 8,55 milioni di euro, destinati a ridurre il rischio di incidenti con la fauna selvatica e a migliorare la convivenza tra attività umane e tutela ambientale. E quasi due milioni sono stati messi a disposizione dei Comuni, per le gestioni dei Sic fuori dai parchi. «Gli interventi riguardano la realizzazione di attraversamenti protetti, recinzioni e sistemi di dissuasione lungo le strade più esposte, e la rinaturalizzazione degli habitat con specie autoctone» dice l’assessore «procediamo mettendo in campo strumenti concreti per governare il rapporto tra uomo e natura. Così come con il vecchio Programma di sviluppo rurale e il nuovo Psr finanziamo gli agricoltori per realizzare recinzioni a salvaguardia dei terreni e delle attività agricole. Il lavoro va avanti, con l’obiettivo di affiancare la tutela ambientale a risposte efficaci per la sicurezza e i territori ma ciò non toglie che l’emergenza c’è e forse queste misure potrebbero non bastare».
DECISIONI NON RINVIABILI
Nel frattempo Confagricoltura rafforza la propria posizione richiamando le analisi del tecnico faunistico Franco Recchia, che delineano un quadro ormai «fuori equilibrio e non più rinviabile». Nella provincia dell’Aquila, sottolinea l’associazione, oltre il 60% dei danni alle colture è attribuibile ai cervi, mentre è in costante crescita il numero di incidenti stradali causati dall’attraversamento degli ungulati, con ricadute dirette sulla sicurezza delle persone, soprattutto nelle aree interne. Dati che trovano riscontro nel Piano faunistico venatorio regionale, approvato nel 2020 e redatto dall’Ispra, che individua strumenti di gestione sostenibile e prevede, in base alla normativa nazionale, la possibilità del prelievo selettivo in presenza di densità superiori ai parametri scientifici.
ORA SCELTE OPERATIVE
«Il problema non è la mancanza di dati o di norme, ma l’assenza di decisioni operative» afferma il presidente di Confagricoltura Abruzzo, Fabrizio Lobene, denunciando una situazione definita «non più sostenibile per le aziende agricole e per la sicurezza stradale». La pressione arriva anche dai territori: sindaci e agricoltori della Valle Peligna e dell’area subequana hanno sottoscritto una petizione formale indirizzata alla Regione per chiedere l’attivazione immediata degli strumenti di controllo della fauna selvatica, affiancata da mozioni approvate in diversi consigli comunali dopo la manifestazione del 13 maggio 2025. Un fronte che guarda anche al confronto con altre regioni, come il Lazio, dove il prelievo del cervo è già stato avviato in alcune aree. Per Confagricoltura il rinvio continuo rischia di produrre effetti opposti a quelli auspicati: l’eccessiva densità di cervi altera gli equilibri ecosistemici, aumenta la competizione tra specie e mette a rischio anche la tutela della biodiversità. «La scienza e i territori hanno parlato, ora servono scelte chiare e atti conseguenti» conclude Lobene.
