TROVARE UN SENSO IN QUESTA PAGINA DI STORIA DOLOROSA

«Qualsiasi evento storico, per quanto nefasto possa essere, è sempre posto su di una via che porta al positivo, ha sempre un significato costruttivo». A distanza di 63 anni dalla tragedia di...
«Qualsiasi evento storico, per quanto nefasto possa essere, è sempre posto su di una via che porta al positivo, ha sempre un significato costruttivo».
A distanza di 63 anni dalla tragedia di Marcinelle, nel celebrare una delle pagine più dolorose per la comunità abruzzese, l’unica consolazione possibile è affidarsi alle parole di Sant’Agostino.
Com’è possibile, tuttavia, trovare un significato costruttivo alla morte per soffocamento dei 262 minatori, di cui 135 italiani e ben 60 nostri corregionali, nell’incendio sviluppatosi nella miniera di carbone del Bois du Cazier? In primo luogo sensibilizzando il legislatore e le istituzioni locali, le forze sociali e le aziende, nella comune battaglia contro il fenomeno delle “morti bianche”.
Dopo la strage dell’8 agosto del 1956 le condizioni lavorative all’interno delle miniere, sino a quel momento disumane, migliorarono e alcune delle miniere vennero chiuse. Investire nella prevenzione e nella sicurezza sul posto di lavoro era e rimane un dovere civico a livello globale. Quella tragedia, inoltre, contribuì in maniera determinante alla formazione di una coscienza europea e forgiò l’identità abruzzese, regione che più di ogni altra offriva un contributo di emigranti allo scambio “braccia in cambio di carbone” stretto tra Roma e Bruxelles sin dal 1948. Incoraggiati da quelle che venivano presentate come “condizioni particolarmente vantaggiose”, furono migliaia gli uomini che partirono per lavorare nelle miniere del Belgio.
Dal 2011 questa ricorrenza è stata proclamata Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo, onorando al contempo la memoria dei pionieri dell’emigrazione, ai quali rivolgiamo un commosso ricordo, e richiamando la nostra attenzione sul tema, purtroppo sempre attuale, dei caduti sul lavoro.
Oggi commemoriamo i “nostri” caduti di Marcinelle a Manoppello, il paese che ha contato più vittime di tutti, ben 23. La nostra vicinanza va a loro e, al contempo, a chi un lavoro non lo ha trovato e, mosso da necessità, ha dovuto abbandonare il proprio paese in cerca di “fortuna” e opportunità che qui gli erano state negate. Non c’è angolo del pianeta in cui gli italiani, e in primis gli abruzzesi, non si siano fatti apprezzare per la concezione “religiosa” del lavoro, coltivata con laboriosità, generosità, determinazione e con il talento che portano in dote come ulteriore sigillo distintivo. In qualità di presidente della Regione Abruzzo, in una data simbolica come quella odierna, voglio rivolgere loro un sincero ringraziamento e manifestare, a nome di tutti gli abruzzesi, l’orgoglio per quanto hanno fatto e fanno, quotidianamente, spesso tra mille difficoltà, in difesa della dignità loro personale e della patria, che non hanno mai smesso di amare di quell’amore che la lontananza non può intaccare.
* Presidente
della Regione Abruzzo

