Un’altra estate di fuoco che ci costa 15 milioni

4 Settembre 2015

A tanto ammontano le spese a cui la Regione dever far fronte per salvaguardare boschi e campagne. E quest’anno non è andata meglio delle altre stagioni...

L'AQUILA. L'ultimo incendio in ordine di tempo è quello di ieri a Caramanico, in un'estate in cui apparentemente l'Abruzzo ha visto bruciare poco rispetto al passato. Apparentemente, perché per l'ufficio Rischio incendi boschivi della Regione, quella del 2015 è un'estate che segna una recrudescenza degli incendi (i conti saranno completati a fine settembre, termine della campagna Aib).

Ma quanto costa la gestione dell'antincendio boschivo alla Regione? Tanto, considerando che si fa scarsa prevenzione. Colpa, oltre alla progressiva scomparsa dell'agricoltura e dell'allevamento nelle aree interne, che fino a una trentina di anni fa contribuivano a tenere pulito bosco e campagne (gli incendi sono sempre più d'interfaccia, ossia si sviluppano in prossimità delle zone abitate), è ancora una volta, la scarsità di risorse.

FONDI CARENTI. Fondi sempre più pochi da quando, nel 2009, lo Stato ha delegato la materia alle Regioni, partecipando ora soltanto con la flotta aerea (invio dei Canadair, tra l'altro quest'anno nessun mezzo ha avuto base in Abruzzo), mentre tutto il resto viene gestito con fondi regionali e convenzioni con vigili del fuoco, Corpo forestale dello Stato e volontari. Quel che manca è ancora un salto di qualità a livello di sistema e di "cultura politica", capace di attuare il famoso detto "prevenire è meglio che curare". Un cambio di passo che deve arrivare dalla politica.

A spiegare spese e andamento degli incendi negli ultimi anni in Abruzzo è il responsabile dell'ufficio Rischio incendi boschivi, neve e valanghe della protezione civile regionale, Sabatino Belmaggio. «Negli ultimi sette anni gli incendi sono costati alla Regione 100 milioni di euro (quasi 15 all’anno), tra costi per la lotta attiva, costi per la prevenzione e conseguenze ambientali, fra le quali la più rilevante è il dissesto idrogeologico. Si tratta soltanto di una stima», chiarisce Belmaggio, «in quanto alcuni costi, fra i quali il rilascio di anidride carbonica, sono determinabili solo con metodi estimativi».

Comunque una somma pesante, tenendo conto che il deficit della Regione Abruzzo ammonta a 179 milioni di euro (secondo un dossier del Corriere della Sera del 29 agosto scorso). La spesa di quest'anno (la campagna Aib si conclude il 15 settembre prossimo) è rimasta grosso modo la stessa dell'anno passato.

SCARSA PREVENZIONE. La Regione impiega un milione di euro all'anno per la cosiddetta lotta attiva, ossia tutte le operazioni che vengono messe in campo quando l'incendio è ormai partito, con l'eventuale intervento di Canadair, volontari, mezzi antincendio e così via. Mentre spende poco per la prevenzione, che si traduce prevalentemente nella cura dei boschi.

«Il Piano di sviluppo rurale della Regione, che è il programma di interventi più importante all'interno delle aree rurali, prevede per il prossimo settennio (2014-2020) l'arrivo di circa 432 milioni di euro. Di questi sono dedicati alla cura delle foreste circa 20 milioni», spiega Belmaggio. Una modesta parte, distribuita in sette anni.

A decidere come spendere è la Regione, che attualmente per la cura e coltivazione delle foreste abruzzesi riserva dai 2 ai 3 milioni l'anno, nonostante la superficie forestale occupi il 30% della nostra regione. Questo comporta che le pinete realizzate come impianti artificiali oltre 50 anni fa, non vengano più curate, con accumulo di materiale nel sottobosco, pericolo di innesto di incendi e disordine strutturale che favorisce le fiamme.

Infatti, negli ultimi anni gli incendi più devastanti sono quelli che hanno coinvolto pinete, «più difficili da spegnere perché sono i cosiddetti incendi “di chioma”», spiega Belmaggio.

DISSESTO IDROGEOLOGICO. Una delle conseguenze più gravi degli incendi (chiaramente non l'unica) è il dissesto idrogeologico, che in Abruzzo sta assumendo dimensioni preoccupanti, con emergenze ogni autunno e ogni inverno e costi per la Regione e per lo Stato (oltre che ai drammi personali che le famiglie si trovano a vivere).

Nell'ultimo stato d'emergenza, ad esempio, lo Stato ha stanziato 30 milioni di euro per il solo Abruzzo, come ha annunciato di recente l'assessore regionale all'Ambiente Mario Mazzocca. Soldi che non basteranno.

I NUMERI. La superficie forestale regionale è di circa 390mila ettari. Quella percorsa dal fuoco è stata nel 2007 (il picco più alto degli ultimi 10 anni) di oltre 21.100 ettari.

Nel 2013 bruciarono 309 ettari, scesi a 45 nel 2014: l'estate più fresca e piovosa degli ultimi tempi. Dal 2007 al 2011 la Regione ha speso 400mila euro all'anno, scesi dal 2012 al 2014 a 180mila a causa dei tagli dello Stato.

L'intervento della flotta aerea dello Stato in Abruzzo ha avuto un costo totale di quasi 10 milioni di euro (2007/2014).

Uno dei dati più interessanti riguarda il valore economico delle funzioni perdute con la distruzione del bosco, elaborati grazie a un software dell’università di Torino.

Diversi i costi. Per quanto riguarda la produzione di legname, oltre due milioni di euro; quanto alla produzione di prodotti forestali non legnosi (frutti di bosco, funghi e soprattutto tartufi) oltre 35mila euro; per la funzione di protezione del suolo che il bosco porta con sé, oltre 15 milioni di euro. Infine, la tutela della biodiversità: il valore economico perduto è di oltre 8 milioni di euro.

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