«Un check-up antiscossa? Gli inquilini dicono no»

L’AQUILA. Un check up, una sorta di «libretto sanitario», stando proprio alla metafora del presidente regionale dell’Anaci, l’associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari, Mauro...
L’AQUILA. Un check up, una sorta di «libretto sanitario», stando proprio alla metafora del presidente regionale dell’Anaci, l’associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari, Mauro Basile, è quel che occorrerebbe ai fabbricati più anziani, per stabilirne «lo stato di salute» ed accertarsi, di conseguenza, se siano in grado di resistere ai terremoti. L’Anaci, sull’argomento, ha già avviato una serie di iniziative. «Se per gli edifici di più recente costruzione, non c’è bisogno di effettuare nessuna indagine sulle strutture, in quanto sono state previste già all’atto della costruzione», spiega Basile, «riteniamo che, per tutte le altre abitazioni, sia assolutamente necessario un “Libretto del fabbricato”, il quale verrebbe rilasciato in seguito a delle verifiche. In primis andrebbero fatte delle verifiche geologiche e poi delle verifiche sulle strutture. Bisognerebbe controllare, innanzitutto», prosegue Basile, «quale sia la quantità di cemento e lo stato dell’acciaio». Nel caso in cui dall’indagine - che dovrebbe essere effettuata con l’ausilio di diverse figure professionali, in particolare da geologi e ingegneri - risultassero delle carenze, scatterebbe l’adeguamento sismico. Un principio, però, che la stragrande maggioranza dei condòmini sembra non voler recepire. «Nelle diverse assemblee condominiali che seguiamo», continua il presidente regionale dell’Anaci, «abbiamo chiesto di far effettuare questi tipi di verifiche, ma i condòmini non ne vogliono sapere», osserva Basile, «per loro rappresenterebbe un esborso economico non sostenibile». «A questo punto», spiega Basile, «sarebbe auspicabile che lo Stato offrisse degli incentivi, anche perché ci sono famiglie non abbienti che spese di queste tipo non se le possono proprio permettere. Si pensi», osserva Basile, «agli inquilini delle case popolari». Difficile, però, stabilire una cifra, valida per tutti gli stabili, da supportare per il rilascio del cosiddetto “Libretto del fabbricato”. «Dipende dalla forma e dalla grandezza del condominio», precisa Basile. «Per un condominio tradizionale, diciamo quadrato, i costi sarebbero minori se confrontati con quelli necessari per uno stabile a forma di elle, per esempio. Mentre più il condominio è grande, meno si incide per la spesa di ciascun condòmino. Tuttavia, nella fase successiva al terremoto dell’Aquila, tanto per farci un’idea», nota Basile, «possiamo ricordare che lo Stato ha rimborsato, per effettuare le suddette verifiche, quindicimila euro per ciascun condominio».
Altre problematiche, rileva sempre Basile, riguardano quei fabbricati «in cui i tetti di legno sono stati sostituiti da tetti di cemento», aumentando così anche la possibilità di maggiori danni con un eventuale crollo. Per l’Anaci, pertanto - seppur l’adeguamento sismico, tranne che per alcuni casi, non sia obbligatorio - necessaria diventa una certificazione di sicurezza per gli edifici. Basile, poi, da aquilano, ha anche vissuto direttamente il terremoto di sette anni fa. «Abitavo in una casa del 1968, vicina alla Casa dello studente. Ebbene, suppongo», conclude, «che se non avessi fatti effettuare dei controlli ai pilastri dell’edificio, probabilmente anche la casa in cui risiedevo sarebbe crollata».
Vito de Luca

