Un manager a capo degli uffici giudiziari contro le cause-lumaca

La proposta del vicepresidente del Csm Legnini al convegno organizzato da Confindustria: 1.210 giorni per una sentenza
TERAMO. Imprese e giustizia, un rapporto difficile in Italia dove, solo le cause tributarie pendenti, pesano per un valore di 70 miliardi di euro. Un rapporto che ha soluzioni possibili per Giovanni Legnini, il vicepresidente del Csm che nel corso di un dibattito organizzato da Confindustria ha messo in campo le sue soluzioni: un manager alla guida degli uffici giudiziari per organizzare il lavoro dei giudici, il rinnovo totale dei vertici degli uffici giudiziari e formazione orientata alla specializzazione dei giudici e del potenziamento del Tribunale delle imprese. Passaggi indispensabili per Legnini per fare tra cerniera tra giustizia e imprenditoria in un sistema che rappresenta il 2% del Pil nazionale.
A giudizio del presidente di Confindustria Abruzzo Agostino Ballone, che su questo tema ha convocato gli stati generali della Giustizia, tra i due ambiti regna "un'ostilità" che si traduce in rallentamento dello sviluppo economico. Per Ballone il nostro Paese è agli ultimi posti per la definizione dei giudizi civili e di inadempimento contrattuale: occorre un media di 1.210 giorni per una sentenza di primo grado, contro i 394 della Germania, i 380 dell'Inghilterra, i 331 in Francia. «Il risultato è che un'azienda su tre evita il processo accontentandosi di un accordo al ribasso».
E' per questo che Confindustria ha chiamato a rapporto Federica Chiavaroli, neo sottosegretario alla Giustizia, il presidente della Regione Luciano D'Alfonso, e chiesto il contributo del presidente della sezione specializzata sulle imprese del tribunale di Milano, Marina Tavassi, del sostituto procuratore di Chieti, Giuseppe Falasca, moderati dal direttore del Centro, Mauro Tedeschini.
«Nel nostro Paese» ha ammesso la Chiavaroli «una sorta di pregiudizio anti-impresa l'ho respirato e continuo a respirarlo, tuttavia il governo Renzi, fin dal 2014 ha introdotto dei primi parziali correttivi. Il processo civile telematico è nel pieno delle sue funzioni, giovedì alla Camera abbiamo approvato in prima battuta la riforma del processo civile che fornisce ulteriori risposte anche rispetto alle sezioni specializzate per le imprese. Una riforma che interviene sia sulla specializzazione che sulla riduzione dei tempi, puntando anche sul rito sommario».
Su un punto il Sottosegretario ha insistito molto: «La parola "fallito", va cancellata e sostituita con "una seconda opportunità", quella possibilità di sbagliare che ha consentito a Steve Jobs di fare nascere Apple».
E il tema della giustizia e della crescita economica vanno di pari passo anche per il governatore D'Alfonso: «Le aziende sono pronte ad investire se ci sono condizioni ottimali sul terreno della giustizia e della pubblica amministrazione. Smettono di farlo se assalite da atteggiamenti ostili della pubblica amministrazione o, nel caso della giustizia, da una “iper-rubricazione” delle fattispecie».
Un neologismo coniato e servito a una punzecchiatura alla polizia giudiziaria: «Va reso oggetto di sagomatura per evitare un populismo giudiziario a volte inseguito da certa stampa».
Marianna De Troia
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