Un milione di cause bloccate dallo sciopero

9 Gennaio 2018

È partita ieri la protesta dei giudici di pace. Migliaia di processi civili e penali fermi anche in Abruzzo

PESCARA . Almeno un milione di processi civili e penali rinviati in tutta Italia, di cui migliaia in Abruzzo, per lo sciopero dei Giudici di Pace che preso il via ieri, sull’intero territorio nazionale.
L’astensione record dal lavoro, che avrà ripercussioni pesanti anche in Abruzzo, si protrarrà fino a febbraio. «Le adesioni allo sciopero», fanno sapere Maria Flora Di Giovanni e Alberto Rossi, rispettivamente, presidente e segretario nazionale di Unagipa (l’Unione nazionale dei giudici di pace), «sono altissime in tutta Italia e superiori al 90%. Durante lo sciopero i giudici di pace garantiranno solo gli atti urgenti e la tenuta di un’udienza a settimana. Manifestiamo stupore», aggiungono, «per le dichiarazioni del sottosegretario alla giustizia Gennaro Migliore di presunta condivisione della riforma da parte della categoria. Rammentiamo al sottosegretario Migliore che l’Anm, unico interlocutore del Ministro Orlando e del Governo, non rappresenta nella maniera più assoluta la categoria dei giudici di pace e dei magistrati onorari, alla quale, al contrario, si contrappone apertamente, quanto meno nei suoi attuali organi verticistici.D’altra parte, le affermazioni di Migliore sono contraddette dai fatti, considerato che i giudici di pace ed i magistrati onorari sono in sciopero continuativo ormai da più di un anno, con oltre 80 giorni di udienze rinviate e un crollo di produttività degli uffici giudiziari di primo grado superiore al 30%». A scatenare la protesta dei giudici non togati è la riforma che secondo l’Unagipa non è compatibile con l’ordinamento comunitario e costituzionale. In segno di protesta i giudici di pace non parteciperanno all’inaugurazione dell’anno giudiziario.
In Abruzzo gli uffici sono ad Atri, Avezzano, Casalbordino, Castel di Sangro, Chieti, Gissi, Guardiagrele, L’Aquila, Lanciano, Penne, Pescara, Pescara Pescina, Sulmona, Teramo e Vasto. Uffici con carichi di lavoro notevoli, destinati ad aumentare con la riforma, senza che per i magistrati non togati siano previste tutele economiche e previdenziali.