Un’occasione unica per dare al Paese istituzioni moderne

23 Novembre 2016

di LUCIANO D’ALFONSO* Il 4 dicembre tutti noi, Italiane e Italiani, saremo chiamati a dire la nostra sulle riforme alla Costituzione che il Parlamento ha approvato al termine di un estenuante...

di LUCIANO D’ALFONSO*

Il 4 dicembre tutti noi, Italiane e Italiani, saremo chiamati a dire la nostra sulle riforme alla Costituzione che il Parlamento ha approvato al termine di un estenuante dibattito politico durato, senza soluzione di continuità, per più di trenta anni. Finalmente avremo la concreta possibilità di apportare alla Costituzione i correttivi indispensabili di cui sento parlare dai primi giorni della mia non breve militanza politica: superamento del bicameralismo paritario, abolizione delle provincie e del Cnel, ridistribuzione più funzionale delle competenze tra Stato e Regioni, riduzione decisa del numero dei parlamentari, contenimento dei costi della politica.

In sintesi, col nostro Sì possiamo dare vita a un assetto dei poteri dello Stato più efficiente e sostenibile, che finalmente possa offrire qualcosa di più alle comunità e alle persone. E’ un’occasione che non possiamo perdere per dare alla nostra Italia istituzioni più moderne ed efficienti, più funzionanti e veloci per la vita delle imprese, senza ridurre alcuna delle garanzie previste. L’asprezza dello scontro politico, che è prevalso in modo a mio avviso inopportuno sulla generosità verso il Paese, ha animato leggende su un accentramento di poteri al capo del Governo. Nessun potere in più viene dato all’Esecutivo, mentre il ruolo degli organi di garanzia non solo non viene menomato ma anzi è rafforzato. Pensiamo solo alla possibilità per la Corte Costituzionale di esprimersi preventivamente sulle proposte di legge elettorale, compresa quella vigente.

Nella mia veste di Presidente di Regione, inoltre, osservo che questa riforma migliorerà i rapporti tra Stato e autonomie territoriali grazie al rinnovato Senato che, come in molti altri paesi, svolgerà la funzione di rappresentanza delle istituzioni territoriali, favorendo il raccordo tra Roma e gli altri enti che compongono la Repubblica, e tra questi e l'Unione europea, abbattendo un crescente contenzioso costituzionale che da molti anni sta ingessando non poco regioni come la nostra. Non è pensabile, del resto, che scelte che riguardano collegamenti infrastrutturali che hanno la dimensione e la lunghezza delle macroregioni europee siano affidate alla discrezionalità di singoli territori.

Con il Si al Referendum, infine, ci sarà più eguaglianza per la garanzia di diritti fondamentali, come il diritto alla salute su cui lo Stato tornerà a dettare le disposizioni comuni, facendo in modo, ad esempio, che dalla Lombardia fino alla Calabria, dalla Sicilia al Veneto, i cittadini abbiano accesso con gli stessi tempi ai nuovi farmaci, fondamentali per la cura delle persone. Tutto questo cambierà senza intaccare minimamente i fondamenti della nostra democrazia che sono contenuti nella prima parte della Costituzione. L'alternativa non è una riforma migliore, per approvare la quale occorrerebbero diversi anni, ma l'immobilismo e la paralisi istituzionale per lungo tempo, che interromperebbero una stagione di cambiamento, che tra innumerevoli difficoltà ed enormi sforzi sta producendo i primi risultati. L'Italia, che finalmente sta ripartendo, non può permetterselo e nemmeno la nostra regione, che grazie alla proficua collaborazione con il Governo e all'avvio di questa importante stagione ha conosciuto considerevoli passi avanti in termini di crescita della produzione e del numero di occupati. A tutti gli abruzzesi rivolgo un invito a recarsi nei seggi per un voto sereno e democratico, che abbia a cuore il futuro della nostra comunità.

. * Presidente

della Regione Abruzzo