Un Trebbiano e un Pecorino protagonisti all’Università dei grandi vini di Saint-Hippolyte
Due vini bianchi abruzzesi, il Trebbiano d'Abruzzo “Fonte Canale” di Tiberio (Cugnoli) e il Pecorino “Giulia” di Cataldi Madonna (Ofena), sono stati protagonisti a Saint-Hippolyte, in Alsazia, per un'...
Due vini bianchi abruzzesi, il Trebbiano d'Abruzzo “Fonte Canale” di Tiberio (Cugnoli) e il Pecorino “Giulia” di Cataldi Madonna (Ofena), sono stati protagonisti a Saint-Hippolyte, in Alsazia, per un'importante degustazione. Un prestigioso appuntamento enoico del programma dell'Universitè des Grands Vins creata dal famoso produttore alsaziano Jean-Michel Deiss, che ogni 4 mesi organizza una conferenza invitando a relazionare un esperto di vino di fama internazionale. «Prima d'ora non era mai stato invitato un italiano» spiega il critico Ian D'Agata «quindi sono orgoglioso di rappresentare l'Italia attraverso alcuni dei suoi vitigni». D'Agata, considerato tra i massimi esperti di autoctoni italiani, autore della fortunata pubblicazione “Native winegrapes of Italy” (2014), ha scelto ben due abruzzesi tra i pochi vini italiani proposti, come Brunello di Montalcino, Verdicchio dei Castelli di Jesi, Barolo, Nero Buono di Cori, Malvasia di Castelnuovo.
«È sempre un grande onore vedere i nostri vini presentati all’estero, specie davanti a 150 colleghi come i vignerons d’Alsazia» osserva Cristiana Tiberio «è un modo utile per far conoscere i nostri prodotti e scambiare esperienze e tradizioni con vignaioli di altri Paesi. L'incontro a Saint-Hippolyte» prosegue «è poi un sintomo del risveglio dell’interesse per gli autoctoni anche in Francia, perché è davvero importante salvaguardare la propria biodiversità viticola. D’Agata ha portato come esempio di ciò alcuni vitigni italiani fino a poco tempo fa del tutto dimenticati, come il Pecorino o come il Trebbiano Abruzzese spesso confuso con altre varietà» sottolinea Tiberio.
«Quando si presentano occasioni come questa» commenta poi Luigi Cataldi Madonna «io grido semplicemente viva l'Abruzzo e, pensando ai nostri autoctoni, esulto a ragione».

