Una casa a prova di sisma? Ecco cosa fare e a chi rivolgersi

31 Agosto 2016

Dal 2009 tutto il costruito dovrebbe avere le caratteristiche per resistere ai terremoti Le casa costruite negli anni precedenti debbono essere adeguate, in che modo e a quali costi?

PESCARA. Siamo nel paese più sismico d’Europa, abbiamo i migliori tecnici del settore (sismologi, ingegneri, imprese specializzate), ma abbiamo un patrimonio edilizio che dal punto di vista della sicurezza andrebbe rottamato al 70 per cento (il 63,8 per cento degli edifici è stato costurito prima del 1971), o almeno adeguato con spese che per l’Italia si stimano, al ribasso, in 360 miliardi di euro, che per l’Abruzzo, se calcoliamo la cifra in base al peso medio della regione sul sistema paese (2,2%), sarebbe di 8 miliardi di euro. Ma da dove cominciare? Con la nuova classificazione sismica approvata dal Consiglio dei ministri nel 2003, nessuna parte del territorio abruzzese è esente da rischio sismico. Nessun comune è cioè in “Zona 4”, ma la collocazione va dalla zona 1 (la più pericolosa) alla zona 3 (la costa, dove i terremoti sarebbero rari ma possibili). Dunque ogni abruzzese deve fare i conti con l’eventualità di un terremoto e pensare in termini di prevenzione. A cominciare dalla propria abitazione o da quella che intende acquistare. Ma come muoversi? A chi rivolgersi? E quanto costa intervenire? Lo abbiamo chiesto a due esperti: Maurizio Vicaretti, presidente dell’ordine degli ingegneri di Pescara e Loris De Flaviis, presidente della Commissione Strutture dell’Ordine degli ingegneri di Pescara.

In tema di classificazione sismica dal 2003 siamo entrati in un’altra era. E per l’Abruzzo questo ha riguardato soprattutto i comuni che erano “non classificati” dal punto di vista sismico, come quelli vicino alla costa.

«Infatti dal 2003 Pescara è diventata sismica di terza categoria, dunque a bassa sismicità, peggio è andata a Chieti che è diventata di seconda categoria, di media sismicità».

Quando parliamo di Pescara o di Chieti, a che cosa ci riferiamo: alla Provinca o al comune?

«Dopo il 2003 parliamo di territorio, di macroaree. Prima di quella data la zonizzazione sismica riguardava il territorio comunale. C’era il sindaco che faceva una delibera e dichiarava la sismicità del Comune. Dal 2003 è cambiata la zonizzazione e si fa un discorso sulle “accelerazioni al suolo” nelle singole aree. Oggi se uno decide di costruire in un determinato punto, deve guardare a quale zona sismica corrisponde quella precisa posizione. Lì c’è il dato sull’accelerazione al suolo che ci dice di che entità può essere il “sisma atteso di progetto” cioè il sisma che ti devi aspettare se vivi lì».

Dunque il progetto della casa viene fatto o modificato, se la casa esiste già, in base a questo dato?

«Si parte da quel dato, si aggiungono coefficienti amplificativi, e si fa un progetto anche in funzione del tipo di costruzione: se sto facendo un magazzino ho obblighi diversi rispetto a un’abitazione civile o a una struttura strategica».

E questo è obbligatorio per tutte le costruzioni nuove. Dunque se compro il nuovo sono al sicuro da punto di vista sismico?

«Se le cose sono state fatte bene, un immobile costruito dopo il 2007-2008 e certamente dopo il 2009, è sismicamente adeguato».

Se invece decido per esempio di comprare una casa del 1990 o del 1980, come faccio a sapere se è sismicamente adeguata?

«In questo caso bisogna valutare la vulnerabilità sismica di quell'edificio».

Come si fa? E chi lo fa?

«Occorre un tecnico abilitato che ricalcola il fabbricato, analizzando i materiali, acquisendo il progetto, gli esecutivi e il collaudo e facendo le dovute verifiche. Il calcolo viene fatto con il “sisma di progetto”, cioè sollecitando, nella simulazione, il fabbricato fino a superare il limite di salvaguardia delle vite per capire fino a che punto la struttura resiste e quali sono gli elementi che vanno in crisi».

Quanto costa fare questa valutazione?

«Non costa poco, circa 12 euro a metro quadro per una palazzina. Se si tratta di un singola abitazione i costi possono essere superiori, si va da un minimo di tremila euro in su».

Se prima di acquistare una casa voglio fare questa valutazione sarò io a pagare o il proprietario che vende?

«Oggi è l’acquirente».

Dunque, una volta conosciuto l’indice di rischio del fabbricato, cosa si fa?

«Si può intervenire, tenendo conto che l’obiettivo da raggiungere è che il fabbricato non collassi, dunque non travolga vite umane, mentre è normale che si deformi o si lesioni in seguito a un sisma severo. Diverso è il caso delle strutture strategiche, come gli ospedali, che devono restare operativi anche dopo il sisma».

Come si sceglie l’impresa?

«Per le imprese che lavorano con il pubblico vale l’attestazione Soa, che non è obbligatoria per le imprese che lavorano con i privati. Però ci sono tantissime imprese di buon livello. L’importante è che i lavori siano seguiti da un tecnico preparato».

C’è una differenza tra adeguamento e miglioramento sismico?

«Nel sisma dell’Aquila le procedure di ricostruzione della parte privata prevedono che si abbia diritto all’indennizzo se l'indice di vulnerabilità dell’edificio dichiarato inagibile è inferiore a 0,6 (l’indice va da 0 a 1 con 1 che corrisponde alla percentuale del 100% di probabilità che l’edificio resista al sisma). Dunque posso effettuare un intervento di miglioramento ma non posso effettuare l’adeguamento, cioè non posso portare quell’indice a 1 o a più di 1, ma lo devo far restare tra 0,6 e 0,8. E’ un paradosso, perché così lo Stato finanzia la ricostruzione facendo realizzare edifici che non sono adeguati sismicamente, anche se il miglioramento sismico non è da buttare ed è importante».

Se io voglio comunque adeguare a mie spese una casa, per esempio a Miglianico, che cosa devo fare?

«Fatta l’analisi preventiva della vulnerabilità si fa un progetto di intervento fino a ridurre le carenze riscontrate».

Dove si interviene?

«Se parliamo di costruzioni in cemento armato gli elementi fragili sono i solai, i pilastri e le travi. Per esempio in costruzioni antecedenti gli anni 80 e 90 troviamo spesso solai che con le norme attuali, e non solo quelle sismiche, non sarebbero adeguati. Il problema maggiore riguarda però i pilastri che non sono pensati per resistere alle forze orizzontali provocate da un sisma, quindi si deformano e si spezzano».

E come si interviene?

«Con placche, interventi al carbonio e altre tecniche. Ma sono le costruzioni in muratura quelle che ci danno più problemi. Nell’ultimo terremoto ad Amatrice la gente è morta perché si sono sbriciolate le case di pietra. Lì si può intervenire segregando le pareti con lastre di cemento o rinforzandole con iniezione di malta cementizia ad alta resitenza, con cuciture attive delle muratura, nastri in acciaio e così via, con ottimi risultati».

Costo?

«Una stima possibile per l’adeguamento sismico è di 300-350 euro al metro quadro, ma solo per la parte strutturale, poi bisogna intervenire sul ripristino delle finiture e lì si può arrivare anche a mille euro al metro quadro».

Non è poco, e considerando che molta gente vive in condomini: è difficile che in mancanza di un obbligo di legge si arrivi a mettere mano a lavori del genere.

«Occorrerebbero forti incentivi. Un’idea, rafforzata anche dagli ultimi eventi, è che lo Stato si impegni a finanziare totalmente la parte strutturale, lasciando ai privati la spesa per le finiture. Sarebbe un grosso passo avanti».

La casa a questo punto è adeguata sismicamente. Occorrono verifiche o manutenzioni periodiche?

«Tra i documenti che bisogna presentare per l’adeguamento sismico c’è già il piano di manutenzione dell’opera, una specie di libretto d’istruzioni che ti dice dove e quando intervenire per la manutenzione».

Oggi si fanno lavori di adeguamento sismico nonostante i prezzi che abbiamo elencato?

«Certo, se si vuole soprelevare la propria abitazione, o ampliarla in base al piano casa di Berlusconi, occorre fare l’adeguamento sismico».

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