Una fabbrica dell’oro nell’Universo più lontano

L'AQUILA. Tramontata l'epoca dei cercatori di pepite. Era il 16 agosto 1896 quando l'americano George Carmack, insieme a due amici pellerossa, pescò una pepita d'oro nel Rabbit Creek, nel territorio...
L'AQUILA. Tramontata l'epoca dei cercatori di pepite. Era il 16 agosto 1896 quando l'americano George Carmack, insieme a due amici pellerossa, pescò una pepita d'oro nel Rabbit Creek, nel territorio canadese dello Yukon. Da quel momento iniziò la caccia al prezioso metallo. Una ricerca spasmodica che ha contagiato, nel tempo, minatori, appassionati, turisti. La scienza ha dato la sua risposta: è stata scoperta la fabbrica dell'oro. Si trova nello spazio, là dove si scontrano le stelle di neutroni. Un altro straordinario traguardo per la comunità scientifica internazionale, che vede protagonista, ancora una volta, il Gran Sasso Science Insitute dell'Aquila (Gssi). I risultati della scoperta sono stati resi noti ieri, in diretta streaming da Washington, con collegamenti a Garghing con l'Osservatorio Europeo Australe (Eso), a Venezia, con l’Agenzia Spaziale Europea e all'Aquila, con il Gssi. Un risultato frutto della collaborazione tra Stati Uniti, Germana e Italia, che ha dato il suo contributo con l'Istituto nazionale di fisica nucleare, l'Istituto nazionale di astrofisica e l'Agenzia spaziale.
Per la prima volta nella storia dell'osservazione dell'Universo, è stata rilevata un'onda gravitazionale prodotta dalla fusione di due stelle di neutroni. E' stata captata, dalle onde radio fino ai raggi gamma, la radiazione elettromagnetica associata alla poderosa esplosione. «Una pietra miliare per la fisica e l'astronomia», ha dichiarato Eugenio Coccia, rettore del Gssi e membro della collaborazione Ligo-Virgo, l'esperimento coinvolto nella scoperta, «dalla stessa sorgente sono stati captati segnali di onde gravitazionali ed onde elettromagnetiche associate alla spettacolare esplosione». Il segnale, arrivato il 17 agosto scorso, è stato osservato sia tramite onde gravitazionali che con i telescopi a terra e in orbita. La scoperta ha permesso di svelare anche due misteri: l'origine dei lampi gamma e il luogo dove si formano gli elementi pesanti come l’oro. «Le onde precedenti nascevano da buchi neri e non erano osservabili tramitre telescopio», sottolinea Coccia, «le onde gravitazionali hanno fatto da precursori. Dapprima è stata captata l'onda gravitazionale, dopo due secondi il lampo gamma rilevato nello spazio dal satellite “Fermi”. Sia il sistema Fermi che Virgo hanno allertato tutti gli altri osservatori della terra, che hanno puntato nella direzione del cielo dove è avvenuta l'esplosione, consentendo così di seguire l'evoluzione della sorgente. Abbiamo sentito il segnale di un'onda lungo novantanove secondi».
L'evento cosmico è avvenuto alla periferia della galassia NGC4993, in direzione della costellazione dell'Idra, circa 130 milioni di anni luce dalla terra. Un ruolo chiave è stato giocato dal Gran Sasso Science Institute, coinvolto nella ricerca sulla onde gravitazionali a cui è stato assegnato il nobel per la fisica. I risultati dell'esperimento che ha portato alla scoperta della fabbrica dell'oro sono stati illustrati, in diretta mondiale, da Marica Branchesi, ricercatrice del Gssi, che ha lavorato alla scoperta.

