«Una legge regionale contro l’omofobia»

Arcigay e le altre associazioni oggi all’incontro in Regione Per chiedere regole certe dopo l’aggressione di Pescara
PESCARA. Un testo di legge regionale, da condividere con il più alto numero possibile di forze politiche, per dire basta alle discriminazioni e alle violenze subite a causa del proprio orientamento sessuale. A chiederlo sono le associazioni Lgbt abruzzesi che questa mattina alle 10 si riuniscono alla Regione, assieme ai rappresentanti di partiti e movimenti presenti in Consiglio. Si tratta di un incontro che vuole gettare le basi di un percorso legislativo in grado di offrire tutele anche in ambito sanitario e lavorativo, che parte dall’istituzione di un osservatorio che si occupi di monitorare tutti i casi di discriminazione, violenza fisica o verbale, che continuano a verificarsi in Abruzzo. L’ultimo, in ordine di tempo, è l’aggressione subita da un ragazzo a Pescara. Altri casi, in passato, si sono verificati a Chieti, nella Marsica, altri ancora nel capoluogo adriatico. «Dopo aver favorevolmente accolto la solidarietà delle istituzioni», dice il presidente dell’Arcigay Chieti “Sylvia Rivera”, Adelio Iezzi, «chiediamo alla Regione Abruzzo un reale contrasto alla piaga culturale dell'omo-bi-transfobia attraverso leggi mirate». A sostenere l’iniziativa, oltre all’Arcigay di Chieti, anche Leonardo Dongiovanni (Arcigay L’Aquila “Massimo Consoli”), Gianni Di Marco (Arcigay Pescara “Bruno e Orlando”), Marco Lozzi (Jonathan - Diritti in movimento), Davide Silvestri (LaFormicaViola), Angela Cocco (Famiglie Arcobaleno), Christian Russo (Diva Project) e l’avvocato Francesca Di Muzio. Durante l’incontro le associazioni promotrici e Sinistra Italiana riproporranno il testo approvato pochi mesi fa in seno al Consiglio regionale dell'Umbria. «La legge da estendere anche in Abruzzo», affermano le associazioni, «non dovrebbe essere incentrata solo su dichiarazioni di principio, ma soprattutto su azioni concrete. Sono necessarie attività formative per il personale docente delle scuole di ogni ordine e grado, focalizzate sul delicato tema della prevenzione del bullismo omofobo e sul contrasto degli stereotipi e dei ruoli di genere. Formazione e sensibilizzazione dovrebbero riguardare anche aziende private e uffici pubblici, affinché possano garantire protezione, accoglienza e sostegno psicologico a chi ha subito discriminazioni».

