Una prostituta per vicina: imbarazzi, rischi e liti

12 Aprile 2015

Famiglie in rivolta contro il boom degli appartamenti a luci rosse nei condomini Delibere ed esposti per riconquistare la serenità, ma la legge potrebbe cambiare...

MONTESILVANO. Prostitute della porta accanto.Vicine ingombranti, dice chi ha la ventura di vivere in un condominio in cui un appartamento che era sfitto è diventato meta di un viavai frequente e prolungato nella notte, e androni e pianerottoli luoghi di incontri imbarazzanti. Convivenze difficili, capaci pure di far deprezzare l’intero stabile, e difficili da interrompere se è vero che un amministratore di condominio navigato come può essere il presidente regionale dell’associazione di categoria, risale indietro negli anni per raccontare di un caso in cui è riuscito a far sloggiare un’inquilina scomoda. Ci si riesce, a volte, sì. Ma non è mai semplice. E la strada pare destinata a diventare in futuro ancor più stretta, per la proposta di legge che punta a liberalizzare la prostituzione in casa.

Da Martinsicuro a San Salvo, tra le palazzine e i palazzoni cresciuti assieme alle aspettative turistiche della costa abruzzese, interi quartieri in cui da ottobre a maggio i prezzi degli affitti sono in caduta libera, il problema è all’ordine del giorno. E le riflessioni di condomini e amministratori oscillano tra frustrazione e preoccupazione.

A Montesilvano, una della città dove maggiormente il fenomeno è presente, con tutto l’indotto criminale che comporta, già si stanno prendendo delle contromisure. Anzi, a detta del presidente regionale dell’Anaci, l’associazione nazionale degli amministratori condominiali e immobiliari, Marco Pierotti, tra l’altro titolare di uno degli studi pescaresi con più alto numero di condomìni amministrati, uno scudo già esisterebbe. «Se un condominio, all’unanimità», spiega Pierotti, «decidesse di non volere nel proprio stabile un appartamento nel quale poi verrà praticata quella particolare attività di cui si discuterà in Parlamento, potrebbe vietarlo. È una possibilità già prevista, ad esempio, per l’apertura di uno studio professionale in un condominio». Alessandro Forresi, ex presidente Anaci della provincia di Teramo, va oltre. «Come avviene già in Francia – dice – l'amministratore dovrebbe essere dotato delle funzioni di pubblico ufficiale per controllare e far rispettare i regolamenti condominiali».

Sarebbe un’arma in più in una partita per nulla semplice. «Mi ricordo che anni fa, a Pescara», rammenta Pierotti, «fu dura riuscire a far sequestrare un appartamento di un condominio di una via centrale. Abbiamo dovuto inoltrare esposti su esposti, anche perché, non essendo vietata la prostituzione, nel caso in cui non si riesce a dimostrare lo sfruttamento di essa, diventa difficile ottenere qualcosa».

Intanto a Montesilvano, del tutto spontaneamente, fa sapere un avvocato, Anthony Aliano, tra l’altro ex assessore comunale e attuale consigliere comunale, «due o tre condomìni hanno già provveduto a contrastare il fenomeno del via vai, assumendo un portiere che controlli lo stabile». Tuttavia anche l’amministrazione comunale di Montesilvano, fa notare Giuseppe Cellini, titolare dello studio Cellini Gsa, e vice presidente provinciale dell’Anaci, si sta muovendo. «Purtroppo in molti residence si annidano questi tipi di appartamento», osserva Cellini, «e non è facile individuarli se non vengono a comunicarcelo. Io comunque ho avuto esperienze di questo tipo e i condòmini mi hanno raccontato di brutte facce e di estranei che si vedono circolare nel proprio condominio. Ma soprattutto i condòmini sono colpiti nella loro sensibilità morale e per il deprezzamento degli immobili». Un problema poi di incolumità anche per gli amministratori. «In un’occasione», evidenzia Cellini, «allertato da un condòmino per una situazione di questo tipo, mi sono imbattuto con un protettore, il quale ha cercato di aggredirmi. E ora in queste occasioni non mi presento più da solo. E poi in alcuni casi noi abbiamo le mani legate: non ci è consentito entrare negli appartamenti, in quanto un nostro intervento è possibile solo sulle parti comuni. Con il Comune, intanto», rimarca Cellini, rifacendosi alle disposizioni già sottolineate da Pierotti, «stiamo elaborando una bozza nella quale far trovare applicazione ad un regolamento che dia esecuzione alla possibilità, ad una maggioranza assoluta dei condòmini di un stabile, di non concedere la facoltà ad un appartamento di essere adibito alla prostituzione. Purtroppo, lo ripeto», conclude l’amministratore condominiale, «per noi la situazione si è fatta difficile. Ma siamo in prima linea nella lotta a tutto a campo per mettere in condizioni i condòmini di ottenere dei benefici per loro e per la società intera».

Benefici anche economici. Perché le famiglie che debbono scegliere dove andare a vivere o l’appartamento in cui trascorrere qualche settimana di giusto relax tendono, comprensibilmente, a tenersi ben lontane dai condomini bollati come “a luci rosse”

Vito de Luca
ha collaborato Sandro Petrongolo

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