Valori: altro che calcio I vitigni mi hanno insegnato a vivere

28 Settembre 2014

Ex giocatore di serie A dell’Ascoli, a metà degli anni ’90 decise di passare ai filari: «Ai giovani consiglio l’agricoltura»

SANT’OMERO. Prima del suo sorriso inconfondibile, dalla vigna spunta l’esuberanza di una voce accogliente, contenta di quanto sta facendo. È quella di Luigi Valori, classe 1959, che dai campi di serie A come calciatore dell’Ascoli è passato a quelli coltivati a vite nell’azienda che, a metà degli anni ’90, ha messo su tra Sant’Omero e Controguerra contando solo sulla passione.

«Fare il vino è un modo di concepire la vita», racconta, «la viticoltura tra tutte le attività è quella che veramente ti insegna a campare, puoi essere un fenomeno con la vigna ma sopra alla testa hai solo il cielo che da un momento all’altro sa stravolgere i tuoi piani». Se tutto ciò da un lato è frustrante, dall’altro è fondamentale, considera Luigi Valori, vignaiolo con un background di studi teologici e letture filosofiche, per comprendere la finitudine dell’uomo. «Se fai il vino vuol dire che aspiri a qualcosa di più alto di te e della natura stessa», spiega richiamando il senso dell’amore per il proprio lavoro, «perché il vino è una trasfigurazione della natura operata dall’uomo, altrimenti resta solo una fase intermedia nella fermentazione alcolica che alla fine porta inesorabilmente all’aceto».

Quando Luigi Valori indica un bel pezzo di vigneto di oltre 50 anni, la famosa vigna Sant’Angelo, non nasconde le mani solcate da una persistenza di terra e ripete che solo vivendo giorno per giorno l’esperienza della vite, nelle stagioni, se ne è innamorato perdutamente. Il suo ritorno alla terra, allora, ha il viso della schiettezza delle scelte migliori: «Da giovane ero molto aitante, un classico giocatore di pallone con la testa da ragazzo e un ottimo guadagno, poi grazie alla passione per il vino, ho cominciato a costruire l’azienda, una decisione che mi ha cambiato e mi ha insegnato a vivere, perché la vite ti fa più umile, ti fa capire che non si può far tutto, che non puoi vincere sempre. Perché qui, anche quando va bene, non si vince mai, o si vince poco come in quelle rarissime annate straordinarie. Io imporrei a tutti un’esperienza di viticoltura».

Dalla crisi economica alle preoccupazioni personali, dalle malattie degli amici alle arrabbiature quotidiane, confessa Luigi Valori che tutto scompare quando torna tra i suoi vigneti, filari appresso a filari su un prato d’erba rasa, un giardino oppure, pensando al passato, un campo da calcio su cui sono ordinate le viti: «Questo è ciò in cui si realizza la mia essenza, perché la mia essenza deve realizzarsi necessariamente nella mia esistenza: è un concetto marxista e soprattutto è una consapevolezza che mi ha salvato da un mestiere diverso che mi avrebbe rattristito».

Anche per questo, secondo Valori, il “ritorno alla terra” ha una portata sociale e va stimolato, diffuso, perché capace di portare tanti vantaggi, anche indiretti, per la qualità della vita di tutti e dell’ambiente, alimentazione più sana, meno patologie, meno orpelli, anche dannosi, di una società completamente urbanizzata.

«L’uomo come la vite vuole l’aria», commenta,«per questo a mio parere la realizzazione dell’uomo passa per forza per la terra, oltre la messinscena della società, della modernità, che a lungo andare non sa soddisfare pienamente l’uomo. Però», continua Valori, «bisogna capire quali sono gli obiettivi. Se uno pensa di arricchirsi con questo lavoro non ha capito niente, la mentalità imprenditoriale classica di investimento e profitto non è per questi luoghi. Qui l’unica cosa che si guadagna da subito e matematicamente è la propria salute psicologica e fisica. E poi una cosa va detta» sottolinea Valori: «Ci sono tanti che ci credono e altri che invece fanno il contrario, invogliati da un sistema di finanziamenti non oculato. Ci sono dei soldi per fare qualcosa che non ti serve a nulla e tu la fai egualmente perché tanto ti danno lo stesso il contributo. Ecco, questa mentalità è dannosa per la salute del settore agricolo, perché innesca una serie di meccanismi “perversi” che alla fine nuocciono al mondo agricolo e alle casse pubbliche».

A parte tutto, Luigi Valori è convinto che l’agricoltura sia oggi una delle migliori possibilità per i nostri giovani, che vivono il futuro come una minaccia e sono demotivati da un contesto che non promette niente di certo e di meritocratico: «In molti settori, penso all’artigianato ad esempio, c’è sempre meno spazio. La concorrenza dei nuovi Paesi produttori fa spavento e possiamo salvarci solo con i nostri prodotti tipici. Insomma la terra» conclude, «magari ti dà poco, però non ti frega mai».

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