Via alla vendita di Nuova Carichieti

Scade oggi il termine per presentare le offerte, in lizza ci sarebbero fondi americani (tra cui Apollo) e la Popolare di Bari
Rien ne va plus: chi è interessato ad acquistare la nuova Carichieti e le altre banche “risolte” nel novembre scorso (Popolare dell’Etruria, Carife e Banca Marche) deve presentare un’offerta vincolante entro oggi. E’ finito il tempo dell’esame dei bilanci e dell’accesso alla “data room” nella quale sono custoditi tutti i segreti dei quattro istituti: adesso bisogna impegnarsi con una cifra precisa e aspettare le decisioni della Banca d’Italia, che comunque deve chiudere la partita al più tardi entro settembre, dopo gli impegni presi con l’Unione europea.
A Chieti in via della Colonnetta gli incontri con i potenziali acquirenti sono andati avanti anche nelle ultime ore, ovviamente nella massima riservatezza. Si sa che fino a pochi giorni fa erano in corsa tre fondi americani di private equity, ovvero Apax, Lone Star e Apollo, ma pare che solo quest’ultimo (che già ha tentato senza successo di acquistare l’ex Cassa di risparmio di Genova, Carige) abbia confermato il suo interesse. Su Carichieti resta poi la candidatura del gruppo Banca Popolare di Bari, che proprio in questi giorni ha portato a termine l’assorbimento della sua controllate abruzzesi, Tercas e Caripe.
C’è infine un’ipotesi abbastanza clamorosa (rilanciata dal Sole 24 Ore) di un intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi, l’organo di garanzia che raccoglie i contributi di tutto il sistema del credito. Il Fondo si potrebbe muovere in un’ottica puramente difensiva, comprando le quattro banche per poi rilanciarle e rivenderle dopo averle valorizzate. Il motivo è presto detto: dopo la crisi del sistema creditizio seguita anche alla Brexit, con vistosi cali dei titoli del settore in Borsa, c’è il timore che la vendita frutti non più di 3-400 milioni di euro, una cifra misera e ben lontana dal miliardo e 600 milioni che Intesa San Paolo, Unicredit e Ubi avevano prestato ai quattro istituti per farli ripartire dopo la risoluzione. E’ un finanziamento che il Fondo stesso dovrà restituire accusando una forte minusvalenza, nel caso in cui la vendita a terzi si concluda a prezzi di saldo. A giorni ne sapremo di più e, soprattutto, capiremo che intenzioni hanno gli acquirenti per il futuro della Carichieti. C’è il timore che se l’acquirente fosse un fondo americano si proceda subito con chiusure di filiali poco produttive e tagli di personali, per stressare la redditività della banca e rivenderla entro un paio d’anni al miglior offerente: non a caso i sindacati sono in grande agitazione e chiedono garanzie sui livelli occupazionali.
Insolvenza vecchia Carichieti
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