Vigneti a rischio gelate «Unico rimedio la paglia»

22 Aprile 2017

I viticoltori aquilani corrono ai ripari con i metodi dei nonni. Gentile: «Bruciamo balle bagnate tra i filari. Facciamo da soli perché le istituzioni non ci aiutano»

OFENA. Impara l'arte e mettila da parte, dicevano gli antichi. E dai vecchi agricoltori di Ofena, Riccardo Gentile, 40enne titolare dell'omonima azienda vinicola di famiglia, ha mutuato l'unico metodo a costo zero per proteggere i vigneti dalle gelate primaverili. Che, a memoria di uomo, nel territorio di Ofena sono triplicate rispetto al passato. E così, da mezzanotte alle 4 di questa mattina Gentile e i suoi collaboratori hanno presidiato (muniti di mascherina) i vigneti del Pecorino - le piantine sono appena germogliate e cresciute di un paio di centimetri - per difenderlo dalla gelata annunciata e puntualmente arrivata, toccando i meno 4 gradi sotto lo zero. Come? Accendendo balle di paglia, per lo più ritagli di potatura, precedentemente bagnata e sistemata a intervalli regolari tra i filari, per essere più furbi e forti di questo duro ritorno invernale. Le balle così bagnate e accese hanno prodotto fumo per ore producendo l'effetto di alzare la temperatura a ridosso dei filari. Stesso copione del 2016, quando esattamente un anno fa (nei giorni tra il 22 e il 25 aprile) neve e gelo provocarono danni ingenti alle colture di mezzo Abruzzo aquilano. «Danni da cui gli agricoltori non hanno ricevuto nemmeno un minimo di ristoro», sottolinea Gentile. L'anno scorso Gentile fu l'unico ad attivarsi in questo modo, memore dei metodi degli agricoltori di una volta, e salvò il raccolto: «Sono riuscito a portare a termine una produzione di 66-70 quintali di uva per ogni ettaro, contro i 100-120 degli altri anni», spiega, «ma moltissime aziende che non sono corse ai ripari hanno perso il 100% della coltura». Questa volta, invece, anche le altre aziende vinicole locali, hanno fatto ricorso allo stesso metodo. Certo, le condizioni di partenza quest'anno sono diverse, migliori, perché la gelata è stata meno intensa e breve, mentre nell'aprile del 2016 scese fino a 7 gradi sotto zero per molte ore. Non solo: un anno fa la gelata colpì i vigneti in una fase in cui avevano già sviluppato l'apparato fogliario, grazie a un inverno mite. Oltre 50 i quintali di paglia bruciati l'anno scorso (le balle bruciate produssero fumo da mezzanotte alle nove del mattino e la nube arrivò fino a Bussi), soltanto 30 i quintali di paglia utilizzati la notte scorse. Essendo germogliato soltanto il Pecorino in questa fase della primavera, la gelata della notte scorsa potrebbe avere prodotto per Gentile un danno stimabile del 10%, a fronte del 70% sul Pecorino e del 30% sul Montepulciano e sul Trebbiano dell'anno scorso. «Abbiamo deciso di fare da soli anche quest'anno, tutelarci con i mezzi che abbiamo», aggiunge il titolare dell'azienda vinicola, «dato che le istituzioni non sono state in grado di sostenerci in una fase delicata dopo i danni subiti: quando avviene una gelata il lavoro diventa straordinario. Non ci è stata concessa nemmeno la sospensione della contribuzione per i dipendente».

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