Vigneti, nuove licenze per 328 ettari

5 Giugno 2016

Accolto dal ministero un terzo della superficie richiesta. L’assessore Pepe: difeso il potenziale produttivo della regione

PESCARA. Nel 2016 in Abruzzo sarà autorizzato l’impianto di 328 ettari di vigna. Si tratta di un terzo della superficie (962 ettari in totale) che i produttori hanno richiesto in base alla normativa comunitaria che ha decretato dal 1° gennaio la fine del diritto d’impianto. Da quest’anno infatti parte il sistema delle autorizzazioni, che prevede la possibilità di poter reimpiantare vigneti estirpati e di piantare nuovi vigneti per una quota pari all'1% annuo del potenziale viticolo di ciascun Stato membro (vietata invece la vendita del diritto d’impianto come accadeva prima).

Si tratta di una soluzione di compromesso alla quale si è giunti in Europa dopo una battaglia iniziata nel 2010, quando Bruxelles con la riforma dell’Ocm vino del 2009 aveva sancito la completa liberalizzazione degli impianti. In quel caso alcuni paesi produttori (Italia e Francia in testa) avevano guidato la protesta contro la liberalizzazione totale, temendo che la deregulation del settore potesse innescare un’esplosione della produzione in Europa con il conseguente crollo delle quotazioni dei vini. La battaglia portò a un parziale passo indietro di Bruxelles che introdusse il nuovo meccanismo delle autorizzazioni, in grado di consentire una regolazione dell’offerta e, nell’ottica dei produttori, di conservare il potenziale produttivo dei singoli stati.

In Italia la disponibilità di autorizzazioni per l’anno in corso è di 6.376 ettari, ma le domande presentate sono state pari a 67 mila ettari. Per questo il ministero dell’Agricoltura, attraverso l’Agea, ha deciso di tagliare le richieste seguendo un criterio che non tutti hanno gradito, perché fonte di sperequazioni tra regioni e singoli produttori: tagli lineari sulla base delle domande di partenza. Chi ha chiesto di più si è visto tagliare di più, ma anche assegnare di più rispetto ad altre regioni che hanno chiesto meno.

Se l’Abruzzo si è visto assegnare un terzo degli ettari richiesti, il Molise ne ha ottenuti 54 su 262, il Friuli che aveva chiesto 11mila ettari ne ha avuti 259, il Veneto 873 ettari su 31.175 richiesti, il Piemonte 396 su 396, dunque il 100% di quanto richiesto. La Sicilia è la regione con il maggior numero di ettari autorizzati: 1.008 su una richiesta di 4.739 ettari.

Unico requisito per ottenere l’autorizzazione è quello di avere già la proprietà di un terreno agricolo, non necessariamente coltivato a vigna.

«Il dato abruzzese», commenta l'assessore regionale all’Agricoltura Dino Pepe, «è di grande soddisfazione perché abbiamo tutelato i piccoli produttori e le zone più vocate, e dimostra l'interesse degli imprenditori a incrementare il comparto regionale. Inoltre, evidenzia l'appeal della vocazione ambientale ampiamente riconosciuta alle nostre produzioni vinicole di qualità. L'auspicio è che i conduttori viticoli, le cantine e i diversi soggetti interessati, con l'aiuto della Regione attraverso i contributi dell'OCM vino e del PSR, sappiano programmare al meglio il futuro delle produzioni enoiche e così difendere e migliorare gli interessi complessivi degli abruzzesi».

Il decreto che ha istituito le autorizzazioni stabilisce che queste devono essere utilizzate entro tre anni dal rilascio, pena sanzioni. Solo nel caso in cui un produttore si è visto assegnare meno del 50% della quota richiesta, può rinunciare senza subire penalità.

A breve saranno pubblicate le graduatorie regionali.

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