Vincenzo, il contadino dell’orto biosinergico «Questo è progresso»

Ha lasciato l’attività di agricoltore per portare avanti la sua passione nella Marsica: il mio è un ritorno alle origini
SAN BENEDETTO DEI MARSI. Non ha più un conto corrente da 15 anni, si definisce contadino e non imprenditore agricolo e sostiene di seguire la filosofia orientale per la gestione del suo orto. Si chiama Vincenzo D'Elia, 65 anni, e ha abbandonato la sua attività di agricoltore per tornare alle origini, seguendo i principi delle generazioni precedenti, secondo l'insegnamento dei suoi nonni.
Per portare avanti la sua attività, anzi la sua passione, si avvale dell'orto sinergico, ma in realtà il suo è biosinergico visto che, come tiene a sottolineare, «tutto è biologico e non c'è mai la chimica». Il suo è un nuovo modo di concepire il rapporto tra l’agricoltore, o meglio il "contadino", e la sua terra. Questa nuova filosofia, lui la chiede in prestito dall'Oriente, anche se in realtà l'orto sinergico arriverebbe dalla Spagna grazie a un'idea di Emilia Hazelip.
La gestione dell'orto messa in atto dal marsicano si ispira ai principi naturali dell'autorigenerazione del terreno ed è in controtendenza con i metodi dell’agricoltura tradizionale che tendono a isolare le piante e impoverire il suolo. Si punta alla fertilità naturale del terreno, senza concimi o diserbanti e senza prodotti chimici. Tutto sembrerebbe più complesso ai giorni d'oggi, ma la capacità di D'Elia è quella di saper associare le piante per far fronte a specifiche esigenze.
Proprio per questo motivo è ritenuto uno dei più bravi produttori di frutti di bosco, oltre che una persona impegnata da sempre nella promozione delle eccellenze gastronomiche abruzzesi. Il suo orto, inoltre, non è come quelli utilizzati nell'agricoltura moderna, in cui lo spazio è sfruttato al massimo e un solo tipo di pianta viene coltivata in maniera intensiva, con l’utilizzo di pesticidi chimici, fertilizzanti per incrementare la crescita e diserbanti per evitare alle erbacce di crescere. Lui sfrutta, invece, la naturale struttura del terreno e la capacità delle piante di nutrirlo ed evita così di ritrovarsi un terreno impoverito, finendo in un circolo vizioso fatto di concimi e di trattamenti per sopperire le mancanze.
La forza di questo orto è quindi la reciproca collaborazione fra gli organismi viventi, facendo letteralmente della loro vicinanza e della loro unione una forza. In questo modo, la coltivazione di un orto sinergico dà vita a un virtuoso equilibrio naturale.
Molti ristoranti già sperimentano questo tipo di prodotti tra cui Mammaròssa di Franco e Daniela Franciosi. «Il mio è un orto di partecipazione», sottolinea D'Elia, «e chi vuole i miei prodotti deve raccoglierli personalmente». Ma ora il suo obiettivo è anche quello di aprire questa sua esperienza sui prodotti sani alle nuove generazioni. «Anche i ragazzi vengono a vedere il mio orto», spiega, «ma il prossimo anno vorrei aprire alle visite delle scuole con didattica appropriata per i ragazzi. Così un giorno potranno imparare a coltivare prodotti sani dalla loro meravigliosa terra d'Abruzzo e trasmettere queste conoscenze e queste esperienze ai loro figli. Ora per me questa è una passione», sottolinea, «non devo più rendere conto a nessuno, sono in pensione dalla mia vecchia attività e posso dedicarmi a fare quello che mi piace, tornando alle origini senza problemi e senza dover essere un imprenditore agricolo costretto dalle catene del mercato e dai vincoli della modernità e del progresso».
D'Elia è convinto che il progresso oggi, quello che porta ad apprezzare di più le risorse della terra, stia proprio nel ritornare al passato.
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