Vinitaly, l’Abruzzo tira le somme

Produttori soddisfatti dei risultati e dei contratti della fiera veronese. La novità “The Vinum”
VERONA. Mentre rientrano in Abruzzo i vignaioli impegnati fino a ieri al 49° Vinitaly di Verona, si traccia il bilancio di un'edizione sobria e tendenzialmente positiva a detta degli abruzzesi, un po’ bacchettati da un riferimento per il settore come Enzo Vizzari, direttore delle guide dell'Espresso, che durante la presentazione del terzo premio “Words of wine” nel padiglione Abruzzo, curato da Regione e Consorzi di tutela, ha sottolineato da un lato la necessità per i nostri produttori di imparare a presentarsi sempre meglio agli addetti ai lavori del vino, dall'altro il bisogno, nelle strategie promozionali dei consorzi, di puntare sul marketing senza limitarsi alla comunicazione, imparando a superare i confini regionali e a essere un po’ meno autoreferenziali.
Se i produttori abruzzesi sembrano nel complesso soddisfatti, Tonino Verna, presidente del Consorzio di tutela dei vini d'Abruzzo, assegna solo la sufficienza a questo Vinitaly, dal quale si aspettava qualcosa di più, anche se è convinto che un bilancio conclusivo si possa fare solo tra un mese, quando sarà maturato il tempo di redazione dei contatti raccolti dalle nostre aziende. Secondo Filippo e Caterina dei baroni Cornacchia, che hanno presentato il “Villa Torri”, un Controguerra doc 2012 dall'ottimo rapporto qualità-prezzo, i contatti sono stati parecchi, buona l'affluenza, disagevole come sempre l'organizzazione della fiera, dai parcheggi alla logistica, e maggiore il consenso per l'area consortile delle Colline teramane. Un'identificazione territoriale su cui puntare, riflette Enrico Cerulli Irelli Spinozzi, che ha lanciato un nuovo rosso Abruzzo doc con l'idea di testare l'effetto sui mercati di un vino privato del biglietto da visita della denominazione di Montepulciano d'Abruzzo.
E se il suo è un parere positivo per Vinitaly 2015, un'altra voce dell'aristocrazia delle Colline teramane, quella di Laura Montori, la cui linea storica “Fonte Cupa” si è arricchita da quest'anno di una nuova etichetta, quella della Passerina, propone tre anziché quattro giorni per questa fiera vitivinicola, anche per agevolare le agende degli operatori di settore. «L'affluenza complessivamente è stata meno numerosa ma più qualificata, un dato ottimale per le aziende» considera Franco Pasetti di Contesa, che ha appena convertito alla fermentazione spontanea il Trebbiano della propria linea base, lettura a cui si associa un osservatore esterno come il ristoratore pescarese Maurizio D'Anolfi, da anni in cucina alla kermesse veronese nello stand di Fattoria La Valentina, ma anche Sofia Pepe, che a Verona ha organizzato un'affollata verticale di 7 annate di Trebbiano dal 1995 al 2010 di suo padre Emidio, contentissima per l'aumento di presenze di nuovi importatori, specie di mercati emergenti, dal Brasile alla Thailandia. Sono dello stesso parere poi Angelica Bottari e Andrea Ledda, che dal vastese anticipano il proprio blend “Bottle” (che sta per Bottari-Ledda più che per bottiglia) con Aglianico, Sangiovese e un tocco di Merlot, mentre i conterranei Emanuele e Nicola Altieri di Fontefico raccontano di una buona presenza di consumatori finali per questo Vinitaly in cui hanno presentato i nuovi Pecorino e Cerasuolo: «Crediamo sia il vino regionale che al momento può avere più appeal, converrebbe spendere energie sul Cerasuolo d'Abruzzo anziché, magari, sulla spumantizzazione dei nostri vini che sta interessando molti produttori locali». Ma la novità più fresca del padiglione Abruzzo a Vinitaly 2015 è rappresentata da un progetto imprenditoriale di alcuni giovani abruzzesi, convinti che l'approccio al consumo di qualità per le nuove generazioni passi anche per un linguaggio più diretto e contemporaneo del mondo del vino, come ha già notato in più occasioni Luigi Cataldi Madonna. Si chiama "The Vinum" la società fondata nel giugno 2014 a Villa Caldari di Ortona da Vassilios Dragani con la sorella Cristina, la moglie Natalya e l'amica Pina Paolucci, per commercializzare quattro vini (il Bianco, il Rosso, il Dolce, le Bollicine) rappresentativi di altrettanti territori e vitigni italiani, ottenuti da piccoli produttori: per l'Abruzzo un Pecorino Igp Terre di Chieti, proveniente da Miglianico. «La nostra idea per queste quattro etichette è quella di un brand unico» spiega Vassilios «di un prezzo unico calmierato che arrivi al consumatore a 9 euro, la certificazione della provenienza e la riconoscibile qualità del prodotto finale: vini semplici pensati per poter essere apprezzati da tutti i gusti, senza particolarità spinte e con un'alta bevibilità».
Giorgio D’Orazio
©RIPRODUZIONE RISERVATA

