Violenza su donne e minori: denunce, ma poche strutture

Pescara, appello del magistrato Anna Rita Mantini durante l’iniziativa del Centro: «Occorrono più spazi per chi cerca protezione, intervengano le istituzioni»
PESCARA. Oltre 800 segnalazioni telefoniche e più di 140 donne seguite in un anno nell’unico centro antiviolenza presente sul territorio di Pescara, quello gestito da Ananke. Sono almeno dieci le denunce di maltrattamento ricevute ogni settimana dalla Procura del capoluogo adriatico, ma mancano le strutture dove ospitare le tante mogli, madri o fidanzate che spesso in condizioni disperate fuggono dal disagio e si allontanano dal nucleo familiare. In aumento sono soprattutto le adolescenti che, spesso accompagnate dalle loro madri, segnalano casi sempre maggiori di offese, attacchi e minacce partiti dalle chat e poi amplificati attraverso il web e i social.
La cosiddetta violenza di genere, ossia quella compiuta contro i soggetti deboli - che possono essere donne, ma anche minori, gruppi etnici o religiosi - è un fenomeno che riguarda in maniera trasversale la scuola, la famiglia e il gruppo sociale di riferimento. Un fenomeno complesso, che è stato sviscerato ieri mattina durante il convegno organizzato dal Centro in collaborazione con Conad Adriatico, organizzato al teatro Massimo di Pescara di fronte a centinaia di studenti del liceo classico D’Annunzio, della scuola secondaria di primo grado Pascoli, del liceo artistico Misticoni-Bellisario e dell’istituto Marconi. Il dibattito, culminato con lo spettacolo teatrale “Antigone metamorfosi di un mito, storie per una sola voce” di Serena Gaudino, ha visto la partecipazione di diversi relatori, moderati dal giornalista del nostro quotidiano Rossano Orlando: i magistrati di Pescara Massimiliano Serpi, procuratore capo della Repubblica, e Anna Rita Mantini, procuratore aggiunto, il direttore sviluppo di Conad Lucia Grandoni, il comandante del reparto operativo dei carabinieri di Pescara Gaetano La Rocca, la presidentessa dell’associazione antiviolenza Ananke Doriana Gagliardone e la dirigente scolastica del liceo classico D'Annunzio Donatella D’Amico.
Come ha spiegato il comandante La Rocca, la violenza ha cinque tipi di condotte: può essere fisica, sessuale, psicologica, economica oppure può manifestarsi attraverso atti persecutori. «La violenza domestica», sottolinea, «si compone di un ciclo che comincia con l’innalzamento della tensione da parte del partner, spesso associato all’isolamento e a minacce più o meno velate. Poi c’è la fase della violenza vera e propria, che può avere o meno un argomento scatenante e, infine, il momento delle scuse apparenti, in cui l’aggressore si rende conto di aver esagerato e mostra un finto pentimento, spesso giustificato da un periodo di crisi che esula dal contesto familiare. È qui che bisogna intervenire e interrompere il ciclo con una denuncia, prima che si arrivi a episodi irreparabili».
Statistiche alla mano, i reati di violenza di genere avvengono in misura maggiore nelle regioni meridionali e poco nel Nord-Est. «Le notizie di reato raccolte», sottolinea Mantini, «spesso riguardano fatti avvenuti in famiglie normali, in contesti medi, segnati però da mancanza di cultura. Gli strumenti legislativi ci sono, ma il diritto penale è l’estrema ratio, visto che poi in fase processuale il tasso di ritrattazione è altissimo. Dal 2013 è stata introdotta la possibilità di allontanare l’aggressore dalla casa domestica, come misura alternativa al carcere. Sono nati i centri antiviolenza anche per dare riparo alle donne che fuggono dalla casa familiare, ma sono troppo pochi. A Pescara c’è solo Ananke che ha appena due posti per le donne. Le istituzioni devono farsi carico della costruzione di strutture di questo tipo anche con risorse proprie». «La violenza di genere è un problema che riguarda gli uomini», aggiunge il procuratore Serpi ribaltando il concetto, «si cerca la scorciatoia della violenza per affermare la propria personalità, senza rendersi conto che essere rispettosi e paritari è segno di sicurezza della propria identità maschile».
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