Abruzzo

Virus Ebola, Grimaldi: «No allarmismo: è meno contagioso del Covid, ma massima prevenzione»

7 Giugno 2026

Così l'infettivologo Alessandro Grimaldi, primario del reparto di malattie infettive dell'ospedale dell'Aquila, sul virus Ebola che sta flagellando la Repubblica democratica del Congo e Uganda

L’AQUILA. "Non è una situazione di allarme, ma l'allerta deve essere alta, e mettere in campo, anche in Italia, come si sta facendo, tutte le misure preventive, per evitare che l'Ebola possa varcare le frontiere. Parliamo di un virus meno contagioso del Covid, che però ha un alto tasso di mortalità, e per il quale non abbiamo ad oggi un vaccino". Così l'infettivologo Alessandro Grimaldi, primario del reparto di malattie infettive dell'ospedale dell'Aquila, sul virus Ebola, nella variante Bundibugyo (Bvd) che sta flagellando la Repubblica democratica del Congo e Uganda.

Il commento del medico, tra l'altro capo dipartimento Medicina della Asl provinciale, nonché presidente dell'Ordine dei medici delle provincia dell'Aquila, arriva nel momento in cui il Ministero della Salute, per gestire i rischi collegati al virus Ebola, ha annunciato un pacchetto di misure preventive, tra cui l'obbligo di dichiarazione per chi arriva dalla Repubblica Democratica del Congo e dall'Uganda, e in Abruzzo la Regione ha indicato la Asl di Pescara e di Avezzano Sulmona L'Aquila i centri hub di riferimento per l'inquadramento clinico, epidemiologico e del risk assessment sull'emergenza Ebola, come Centri spoke, invece, saranno rispettivamente la Asl Lanciano Vasto Chieti (per la Asl di Pescara) e la Asl di Teramo.

"Chiaramente c'è un giusto allarme per la rapida diffusione del virus soprattutto nel Congo, in parte nell'Uganda, dove però si sono verificati pochi casi. Quello che si teme di più è una rapida diffusione oltre confine, e non abbiamo ancora il polso vero della situazione, in regioni molto instabili, dove ci sono anche conflitti bellici, che durano da anni, intorno alle grandi ricchezze minerarie. Dunque per le organizzazioni internazionali non è facile intervenire in loco, e la guerra può favorire drammaticamente l'ulteriore diffusione dell'epidemia e il passaggio da un Paese all'altro relativamente facile e senza controllo".