Visco: «Puntare sulla conoscenza per battere la crisi economica»

31 Gennaio 2015

Il governatore della Banca d’Italia a Pescara per il convegno sul grande economista abruzzese «Bisogna investire sul capitale umano, sulla sfida tecnologica e sull’occupazione»

PESCARA. «Investire nel capitale umano per uscire dalla crisi». Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha insistito più volte su questo punto nell’intervento che ieri sera ha concluso al Circus di Pescara un pomeriggio intenso (e molto affollato) dedicato all’economista pescarese Federico Caffè. Con lui il governatore Luciano D’Alfonso, gli economisti Marcello De Cecco e Nicola Mattoscio, il giurista Giacinto della Cananea, il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, il direttore del Centro Mauro Tedeschini) .

Il mite professore, fautore di una economia vocata al bene degli individui piuttosto che concentrata sui modelli matematici, non avrebbe mai usato quell’espressione. E Visco che di Caffè è stato allievo lo sa bene. Ma è ormai d’uso comune, ammette il governatore centrale, che declina l’espressione nelle più concrete eccezioni di «industria della conoscenza» e di «competenze».

La conoscenza è quello di cui il Paese ha bisogno per rimettersi sul cammino della crescita, ha insistito Visco, ricordando una indagine dell’Ocse che denuncia «l’alto analfabetismo funzionale» di una larga fetta della popolazione: «Il 70% degli italiani non capisce ciò che legge e non sa fare di calcolo». Una mera statistica? Niente affatto: un grave ritardo strutturale che va affrontato. «La bassa crescita della nostra economia, già prima della crisi, e le maggiori difficoltà a superare la prolungata fase congiunturale negativa», ha detto Visco, «sono dovute a molti nodi irrisolti del Paese. Li conosciamo tutti: non c'è soltanto l'inefficienza amministrativa, c'è la poca cura dell'ambiente, una giustizia lenta, la corruzione, la criminalità. Vi è, però, anche una carenza nella dotazione di capitale umano». Anche perché «siamo nel mezzo di una rivoluzione tecnologica, di un cambiamento straordinario» che non vanno affrontati con «forme anacronistiche di luddismo», giacché «dai cambiamenti tecnologici ci dobbiamo attendere grandi opportunità e grandi rischi».

Costante è stato il richiamo di Visco ad affrontare con lucidità e senza barriere culturali (memore della lezione di Caffè sull’economia come «scienza eclettica») questioni centrali come la finanza, al quale tutti imputano l’origine della crisi nel 2007. Ma, ha avvertito Visco, «la finanza è fondamentale per spostare risorse da dove sono create a dove possono essere utilizzate, da dove sono oggi a dove saranno domani». Certo, ha ammesso Visco, è vero che secondo Caffè «la finanza ha sempre qualcosa di dubbio», ma «è uno strumento che garantisce le attività purché ci siano regole e trasparenza».

La giornata del governatore centrale era iniziata di mattina alla Cattolica di Roma, la città dove Caffè ha vissuto e insegnato a lungo Economia politica. E a Pescara ha potuto riprendere, contestualizzandoli nel ricordo e nel pensiero dell’economista abruzzese, alcuni temi d’attualità. Come quella dell’istruzione. Visco ha avuto parole di elogio per la riforma Renzi («La buona scuola») che mira «opportunamente ad accrescere il peso della componente connessa con il merito nelle retribuzioni dei docenti». E ha ricordato come le misure garantiscano «una maggiore flessibilità alle singole scuole e potenzino i meccanismi di valutazione delle scuole per migliorare la capacità di rendere conto del proprio operato». E qui siamo in piena industria della conoscenza. Nella giusta direzione, ha detto Visco, va anche la riforma del lavoro. «Tre punti sono particolarmente importanti», ha spiegato, «la riduzione della segmentazione tra diverse categorie di lavoratori, l'aumento della flessibilità in entrata e in uscita; la revisione, ancora da completare, delle politiche attive». Per il governatore «ne possono derivare benefici» e «maggiori incentivi, sia dei lavoratori sia degli imprenditori, a investire sull'adeguamento continuo delle competenze e delle conoscenze». Ma a Caffè il Jobs Act sarebbe piaciuto?

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