Zecca: sull’energia la Regione segua l’indirizzo nazionale

10 Dicembre 2014

Parla l’imprenditore pescarese indicato come prossimo presidente della Confindustria Chieti Pescara

CHIETI. Gennaro Zecca è il candidato più accreditato per la prossima presidenza di Confindustria Chieti Pescara. Dovrebbe essere lui da gennaio a reggere il timone della nuova associazione per guidarla alla fusione definitiva con Teramo e Pescara. Zecca è amministratore dell’omonimo gruppo che dal 1905 è attivo nella produzione, distribuzione, trasporto e vendita dell’energia elettrica a Ortona e San Vito: 400 chilometri di linea per 17 mila clienti. Il gruppo comprende l’azienda di famiglia Odoardo Zecca srl e partecipazioni in Tamarete Energia, impegnata nella produzione di energia elettrica da fonte convenzionale e Neveroil che fornisce chiavi in mano impianti fotovoltaici.

In Confindustria Chieti Zecca è consigliere con delega all’Energia. Un settore strategico e in Abruzzo particolarmente conflittuale. «Il settore dell'energia ha bisogno di regole certe nel lungo periodo perché gli investimenti rientrino», dice Zecca, alludendo al dibattito che da anni si è aperto in regione sugli impianti di produzione dell’energia, prime fra tutte le “trivelle”. «Sul petrolio bisogna prendere decisioni definitive», dice Zecca. «L’Abruzzo ha una risorsa petrolifera che deve essere sfruttata. Ma è inconcepibile che le aziende si trovino di fronte a uno scenario nazionale di un certo tipo e a una applicazione regionale che va contro questo scenario. Una situazione di incertezza che provoca solo un fuggi fuggi delle imprese dalla regione».

Zecca non demonizza la protesta anti-petrolio, ma chiede coerenza e chiarezza. «Ci sono persone intellettualmente oneste che sono semplicemente poco informate, e persone che pur essendo molto informate credono in una determinata strategia. Ma bisogna capire che le imprese alla fine colgono le oppurtunità. Perché non è che le imprese sono legate allo sviluppo del petrolio e tutti i costi. Ma se questa possibilità c’è, deve essere colta, altrimenti si fa altro, magari all’estero. Quello che fa morire le imprese è l'incertezza delle opportunità». Poi c’è una partita che è tutta politica, dice l’imprenditore: «Una volta stabilito che il petrolio è compatibile con il territorio, cerchiamo di cogliere al massimo le opportunità che questo sviluppo ci consente, senza pregiudicare le caratteristiche del territorio». Superando, insiste, pregiudizi e rigidità crescenti. «Ormai si contrastano anche centrali a biomasse di potenze molto limitate, con emissioni che una volta non sarebbero state significative. Questo accade perché si è alzata la coscienza ambientale e il livello di aspettativa di pulizia delle industrie. Però bisogna anche capire quale tipo di mondo vogliamo e il livello di compromesso che siamo disposti ad accettare». Quanto alla fusione Chieti -Pescara anche Zecca come Primavera e Marramiero la ritiene un primo passo: «L’Abruzzo ha una rappresentatività territoriale polverizzata. La fusione va nel senso di ridurre questa polverizzazione. Mi auguro che ci sia presto una Confindustria unica, ma questo processo deve riguardare anche altre rappresentanze del tessuto sociale». (a.d.f.)

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