Zelli, ecco la replica della maggioranza

L’AQUILA. «In relazione alla doppia veste di Luciano D'Alfonso quale presidente della Giunta regionale e Senatore della Repubblica, il dato di verità è riconducibile alla dottrina del...
L’AQUILA. «In relazione alla doppia veste di Luciano D'Alfonso quale presidente della Giunta regionale e Senatore della Repubblica, il dato di verità è riconducibile alla dottrina del costituzionalista Costantino Mortati, secondo cui, affinché intervenga l'incompatibilità per il senatore eletto, c'è bisogno che lo stesso senatore venga proclamato e convalidato».
Il consigliere regionale Maurizio Di Nicola torna a chiarire, ancora una volta, la posizione della maggioranza consiliare in relazione al doppio incarico di D’Alfonso, ricordando il pensiero del grande costituzionalista e accademico Mortati. Una replica all’intervento dell’ex presidente della Corte costituzionale Antonio Baldassarre intervistato da Azione Politica di Gianluca Zelli.
Di Nicola ricorda che «Il momento nel quale si cristallizza giuridicamente l’elezione alla carica di senatore è quello in cui avviene la convalida ad opera della competente Giunta per le elezioni del Senato della Repubblica, ad oggi non ancora avvenuta. Il Consiglio regionale dell’Abruzzo non ha mai affermato la compatibilità della doppia carica di presidente della Giunta regionale e di Senatore, cosa esplicitamente esclusa dall’articolo 122 della Costituzione, ha semmai ritenuto che l’incompatibilità possa essere contestata solo dopo che sia intervenuta la pronuncia di convalida dell’elezione a senatore nel rispetto dell’articolo 66».
E prosegue: «Sorprende leggere di illegalità e di attività amministrativa presidenziale annullabile, nel contesto di un’intervista rilasciata a gruppi politici che si posizionano all’opposizione della Giunta regionale in carica e che hanno evidente convenienza ad anticipare la scadenza elettorale. Preferisco ricordare il giudice Baldassarre estensore di rigorose sentenze della Corte Costituzionale, che nel 1993 rimarcò come la legislazione vigente in tema di ineleggibilità ed incompatibilità fosse “ricca di incongruenze logiche e divenuta ormai anacronistica di fronte ai profondi mutamenti che lo sviluppo tecnologico e sociale ha prodotto nella comunicazione politica”. Da quel tempo il quadro normativo di riferimento non è stato precisato dal legislatore: questo è il vero tema pubblico che meriterebbe, serenamente, di essere approfondito». (c.s.)

