È rivolta contro i tagli delle Poste

7 Febbraio 2015

Piccoli comuni e frazioni penalizzati. L’azienda: uffici inutili sostituiti dal postino telematico

PESCARA. Sono nei Comuni con scarsa densità abitativa dove il rapporto abitanti-ufficio è inferiore a 800, si trovano in zone nelle quali c’è già un altro presidio: sono questi i motivi che hanno spinto Poste Italiane a tagliare 19 uffici postali (su 479) e a chiudere a giorni alterni altri 35. Un piano, previsto a livello nazionale a partrire dal 13 aprile, che ha innescato l’immediata mobilitazione contro quello che viene definito «un ulteriore colpo ai servizi sociali» dopo i tagli effettuati nei mesi scorsi.

Ma mentre sindaci (Roseto e Pineto), il presidente dell’Ance (associazione dei Comuni) Luciano Lapenna, sindacalisti e parlamentari chiedono spiegazioni (il deputato abruzzese Gianni Melilla di Sel ha presentato anche un’interrogazione al ministro), Poste va avanti. E ribatte: «Il piano di rimodulazione è stato predisposto per adeguare l'offerta all'effettiva domanda, tenendo fermo il principio della centralità del cittadino e della massima attenzione alle sue esigenze. Il piano assicura dunque efficienza e capillarità del servizio e tenuta dei livelli occupazionali».

I PIÙ COLPITI. Dal 13 aprile in molti piccoli comuni e frazioni collinari (vedi tabella) spedire i pacchi, pagare le bollette e ritirare le pensioni sarà più difficile. In particolare nella provincia di Chieti dove lo stop scatterà per 4 uffici (a Guastameroli perché i locali non erano idonei) e la razionalizzazione in 19 sedi. Segue l’Aquilano con 7 sedi chiuse e 9 uffici postali ridimensionati, poi la provincia di Teramo con 7 più 2 e quindi Pescara con 2 uffici chiusi e 5 aperti a giorni alterni.

LE PROTESTE. «La chiamano razionalizzazione, ma è un altro importante taglio ai servizi sociali con i 35 uffici da razionalizzare il cui futuro è ormai chiaro: chiusura al prossimo giro di boa», denuncia il segretario interregionale AbruzzoMolise della Cisl-Silp Ezio Fosca che precisa come il piano non abbia riscosso alcun consenso da parte dei lavoratori.

Il presidente Ance La Penna ha chiesto un incontro con la direzione abruzzese delle Poste, Regione e sindacati: «Si vogliono privare i piccoli comuni di servizi essenziali, in alcuni casi l’unico servizio rimasto». L’Anci nazionale si vedrà mercoledì con la società guidata da Francesco Caio.

ANZIANI PENALIZZATI. «Pagheranno i cittadini più deboli, a partire dagli anziani che dovranno rinunciare all' ufficio postale del loro comune per ritirare la pensione o pagare i bollettini», scrive il deputato di Sel Melilla nella interrogazione con la quale chiede al ministro «se non ritiene necessario intervenire per evitare un ulteriore ridimensionamento del servizio postale».

L’AZIENDA. «Il "piano" è stato definito in conformità con il Contratto di programma e con la normativa, che stabilisce particolari garanzie per i comuni più piccoli», mette le mani avani Poste Italiane che rassicura intanto il personale: «I lavoratori saranno opportunamente collocati in altre sedi vicine, inoltre saranno studiati specifici programmi di formazione e valorizzazione».

Poste inoltre conferma la volontà di migliorare i servizi di rete. E sottolinea come tutte le località interessate dal piano di rimodulazione siano servite dal “postino telematico”, cioé portalettere dotato di palmare e Pos che permette al cliente di effettuare una serie di operazioni postali e finanziarie direttamente a domicilio. Una sorta di piccolo ufficio postale itinerante .(a.mo.)

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