La candidata «senza volto» stravince nel feudo mafioso

6 Marzo 2018

PALERMO. I candidati del M5S vincono anche nei paesi e nelle borgate della Sicilia dove una volta la mafia governava i flussi elettorali. Il dato è omogeneo, l'affermazione del movimento è sospinta...

PALERMO. I candidati del M5S vincono anche nei paesi e nelle borgate della Sicilia dove una volta la mafia governava i flussi elettorali. Il dato è omogeneo, l'affermazione del movimento è sospinta da una valanga di voti. Il caso più emblematico è quello di Piera Aiello, testimone di giustizia e candidata «senza volto» nel collegio uninominale di Marsala. Nel feudo di Matteo Messina Denaro, l'ultimo grande latitante di Cosa nostra, non ha potuto né mostrare la faccia né avere con gli elettori incontri ravvicinati. Ma nell'anonimato ha ugualmente stravinto con il 51,2 per cento. Più che il volto Piera Aiello ha messo però in campo la sua storia. Sposata a 18 anni con il rampollo di una famiglia mafiosa, si è decisa a denunciare traffici e delitti di Cosa nostra dopo l'uccisione del suocero seguita, sei anni più tardi, da quella del marito Nicola Accardo. Segnata dal dolore e con una figlia di tre anni, nel 1991 condivise con la cognata Rita Atria la scelta di collaborare con la giustizia. L'interlocutore era Paolo Borsellino, con il quale le due ragazze stabilirono un rapporto umano così coinvolgente che Rita si suicidò dopo l'attentato di via D'Amelio in cui Borsellino venne massacrato. Anche quella che un tempo veniva definita la «capitale della mafia» ha premiato i Cinque stelle. A Corleone, regno di Totò Riina e Bernardo Provenzano, ora è il movimento di Grillo a dominare la scena politica.