Pensioni, piano per i giovani: l'assegno minimo sarà di 650 euro

L'ipotesi di Poletti illustrata ai sindacati: in caso di carriere discontinue e mancanza di contributi si potrà andare in pensione prima dei 70 anni abbassando il coefficiente contributivo a 1,2 volte l'assegno sociale
ROMA. I giovani che sono interamente nel sistema contributivo e hanno avuto carriere discontinue, in futuro, potrebbero andare in pensione prima dei 70 anni e con 20 anni di contributi avendo maturato un trattamento pari a 1,2 volte l'assegno sociale (448 euro), invece dell'attuale 1,5. È l'indicazione arrivata dal governo al tavolo con i sindacati che si è svolto oggi a Roma. In sostanza, la soglia verrebbe ridotta da 1,5 a 1,2 e quei giovani uscirebbero con un assegno minimo di circa 650-680 euro, perché verrebbe aumentata anche la cumulabilità tra assegno sociale e pensione contributiva. Nella somma andrebbero comprese anche le maggiorazioni sociali. E, per quanto riguarda l'aumento della cumulabilità dell'assegno sociale, l'indicazione presentata dal governo ai sindacati è quella di portarla dall'attuale un terzo al 50% (quindi 224 euro). Il meccanismo è rivolto ai giovani che hanno iniziato a versare i contributi dal primo gennaio 1996 e che avranno dunque pensioni interamente contributive.
«Siamo parzialmente soddisfatti. Abbiamo apprezzato lo sforzo del Governo sul tema delle future pensioni dei giovani e il meccanismo ipotizzato ci sembra interessante, ma saranno necessari approfondimenti tecnici per sciogliere alcuni dubbi e alcune questioni applicative». Così il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, al termine dell'incontro con il governo sulle pensioni. «Resta da affrontare l'atavico problema della separazione tra previdenza e assistenza e quello dell'adeguamento automatico dell'età pensionabile all'aspettativa di vita che il Governo sembra dare per scontato e che, invece, secondo noi, deve essere bloccato», ha insistito Barbagallo.
«Sulle pensioni si deve rispettare lo spirito della Costituzione, garantendo trattamenti dignitosi. Vale sia per i vecchi di domani, i giovani, sia per le pensioni minime troppo basse per chi non arriva a fine mese. Tutto il resto, inclusa la questione dell'età pensionabile, viene dopo, molto dopo, anzi in fondo», così Andrea Mazziotti (Civici e Innovatori), presidente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio, sulla sua pagina Facebook. «Trovo positivo il dialogo Governo-sindacati, anche se non possono essere solo loro a discutere delle pensioni dei giovani. Molto meno positivo - prosegue Mazziotti - è leggere che tutti, non solo i sindacati, ma persino il ministro Poletti, dicano che è un tema importante ma non così urgente, perché si parla di persone che andranno in pensione tra molti anni. È esattamente il contrario: occorre dare vita a un sistema che fin da subito garantisca una pensione adeguata a chi oggi sta versando i contributi. E sono proprio questi atteggiamenti dilatori che rendono necessario l'inserimento in Costituzione dell'equità intergenerazionale pensionistica come ho proposto con la mia pdl in discussione alla Camera».

