Brutta legge, non scegliamo noi gli eletti

Legge elettorale, l’editoriale del direttore: «Anche stavolta si prospetta una splendida fregatura per gli elettori, speriamo che in Parlamento questa legge non passi, e provo subito a spiegare perché è un problema che ci riguarda tutti»
Eccola, dopo un lungo parto è nato lo “Stabilicum”. Il nome è terrificante, ma la bozza della nuova legge elettorale, purtroppo è peggio, ed è molto facile da definire: un mostriciattolo. Anche stavolta si prospetta una splendida fregatura per gli elettori, speriamo che in Parlamento questa legge non passi, e provo subito a spiegare perché è un problema che ci riguarda tutti, perché è la prima casa di ogni sistema democratico.
L’accordo di maggioranza stipulato dopo mesi di discussione è tecnicamente blindato in vista del voto in Aula, ed è un bel problema: perché la materia è tecnicamente astrusa per il cittadino meno informato sulle fumisterie della politica. Tuttavia, se l’opinione pubblica facesse sentire la sua voce, questo patto scellerato cadrebbe come un castello di carte. La politica oggi è debolissima, gli elettori sono in fuga (ormai da anni galleggiamo sulla linea del 50% di votanti) il modo migliore per far scappare tutti i superstiti è questo nuovo congegno elettorale, pensato apposta per lasciare tutte le scelte nelle mani delle segreterie dei partiti, un meccanismo studiato nel dettaglio per garantire solo l’elezione dei nominati. Come? Semplice: ti arriva una lista bloccata dal primo all’ultimo, e dunque chi fa le liste decide gli eletti, senza che gli elettori possano intervenire. Il meccanismo esisteva già nella attuale legge elettorale, vero (e infatti quasi tutti erano concordi nel dire che faceva schifo), ma alleno c’erano i collegi uninominali, adesso sono spariti pure quelli. Prima osservazione. Per motivi misteriosi, in questo paese, più la fregatura è grande più si cerca di mimetizzarla, linguisticamente, con il latino. La prima riforma elettorale della Repubblica prese il nome di “Mattarellum”, da Sergio Mattarella, e riuscì nel miracolo inaudito di tenere insieme proporzionale e maggioritario in un unico sistema (non era il massimo, ma la legge nasceva con il vincolo importo da un referendum). Poi arrivò Roberto Calderoli, con il proporzionale e le liste bloccate, e nacque il leggendario “Porcellum” (un nome - per giunta - dato dallo stesso autore con la celebre frase: “Eh sì, abbiamo fatto proprio una bella porcata!”). Poi arrivó Matteo Renzi con il primo premio di maggioranza che consentiva ad una minoranza di avere una maggioranza assoluta (e infatti fu bocciato dalla Corte Costituzionale). Poi arrivò un altro renziano, Ettore Rosato, e così prese vita il Rosatellum, anche quello con le liste bloccate , e un meccanismo demenziale di assegnazione dei seggi, il cosiddetto flipper: gli eletti delle liste piccole venivano assegnati con il meccanismo del miglior perdente: il che creava il paradosso dei paradossi. Per essere eletti (ridotto a colleghi di partito in altre circoscrizioni) bisognava prendere meno voti! Un giorno a Radio 24, mentre interrogavo Rosato insieme a Oscar Giannino, rimanemmo secchi per questa sua risposta: “Ma io sono intellettualmente onesto: a me questa legge non piace per nulla!”. Uno dice che è una porcata, un altro dice che non gli piace, e alla fine a restare fregati siamo sempre noi. Perché questa legge nasce così, ed ora? Perché la Lega è debole e spaventata, perché la scissione di avambracci la costringe ad aver bisogno di uno sbarramento alto (pur di ammazzare la concorrenza). Ed ecco perché Matteo Salvini ha rinunciato ai collegi uninominali, che lo rendevano fortissimo, soprattutto al nord, dove senza di lui era impossibile vincere, e dove il suo peso contrattuale era enorme. L’altro tratto distributivo è un premio di maggioranza: Lo chiamano “premio di governabilità?” numericamente predeterminato, ed è pari a 70 seggi per la Camera dei deputati e 35 per il Senato della Repubblica. Viene attribuito alla lista o coalizione che arriva prima e che ottiene almeno il 40% dei voti validi nell’Assemblea di riferimento.
Il problema è che con una minoranza si ottiene una maggioranza assoluta. Ed è curioso che si ravvisi questa esigenza, se a fare la riforma è il governo più stabile della storia Repubblicana. Il punto è che in questi anni, sia a destra che a sinistra, le liste bloccate e i premi sono tornati utili a tutti: hai meno problemi con i dissidenti, e gli elettori votano tirandosi il naso. Però c’è una bella soddisfazione: fino ad oggi, infatti, tutti i “riformellum” sono finiti male: il “Mattarellum” voluto dalla Dc vide vincere Berlusconi. Il Porcellum voluto da Berlusconi fece vincere Prodi. Il Rosatellum voluto da Renzi fece vincere i Cinque stelle. Vuoi vedere che questo “Stabilicum” voluto dalla Meloni fa perdere anche lei?
