Di Pietrantonio contro il “libricidio” di Jeff Bezos: «Cannibalismo per sostituire la nostra specie»

Amazon compra e distrugge saggi scientifici e storici del passato per darli in pasto alle macchine come banca dati, cancellando le copie fisiche di migliaia di opere
PESCARA
Come in un romanzo di John Le Carré, come nella miglior tradizione delle spy story, questa vicenda inizia con un elemento bizzarro, un microchip nascosto in un libro vecchissimo, e termina con un colpo di scena. Nel mezzo, c’è un’indagine. Un gruppo di giornalisti investigativi dell’americana 404 Media sospetta che una compagnia di AI (Intelligenza artificiale) abbia posato i suoi occhi su quel testo polveroso, al di sopra di ogni sospetto. È così. Il libro viene prelevato e il “tracking device” disegna la traiettoria dei suoi spostamenti. Poi, il segnale si interrompe, il libro è arrivato a destinazione. E il microchip nascosto al suo interno fornisce le coordinate: è la sede di Amazon. Lì dentro, fiumane di libri rari, antichi, preziosi acquistati dal colosso americano vengono privati del dorso, macellati per semplificarne la scannerizzazione, quindi digitalizzati. E il corpo del libro viene buttato via, con migliaia di pagine a svolazzare senza più un collante che dia loro un senso. Intanto, l’intelligenza artificiale ha acquisito centinaia di pagine in più. E il mondo ha un libro in meno da sfogliare. È un rogo di Alessandria, senza fiamme e senza epica.
IL CANNIBALE
Sono lontani i tempi in cui Jeff Bezos era un ragazzino in camicia grigio cadetto, più larga di un paio di taglie, con pochi capelli a rivelare la fronte ampia, lo sguardo da nerd e il sorriso da bravo ragazzo. Accanto a lui, l’insegna Amazon non era altro che una scritta realizzata da una bomboletta su un cartone, in un garage. Nelle interviste rideva parlando di una piccola intuizione: vendere libri online. Il resto è noto. Ora l’azienda del genio di Albuquerque è un impero con sede a Seattle e i libri sono diventati soltanto uno dei milioni di articoli che spedisce a ritmi folli in tutto il mondo. Ma la letteratura, uscita dalla porta, rientra dalla finestra: l’intelligenza artificiale ha un costante bisogno di modelli da cui scippare informazioni, quella di Bezos non fa differenza. Ma fa scuola: se i modelli utilizzati dalle altre aziende sono testi prelevati dal web, Amazon apre alla corsa ai libri cartacei, rari, antichi, preziosi, spesso fuori catalogo. Ingoiati dalle macchine, quei testi diventano dati preziosissimi per addestrare l’intelligenza artificiale.
Sono archivi puliti, non contaminati dai testi che girano sul web. Sono un prodotto puro, il vero petrolio delle nuove macchine, custodi di un linguaggio, di una struttura linguistica e lessicale, di una complessità culturale su cui le aziende ora si fiondano «cannibalizzandoli». Così Donatella Di Pietrantonio, premio Strega abruzzese nel 2024 con L’età fragile, parla di un processo che è già uno scandalo internazionale: «Non mi stupisce il fatto in sé, l’acquisizione dei libri, anche tra quelli classici e rari, introvabili, perché il fatto è noto come sono note le sue ragioni profonde: rendere le macchine sempre più performanti per gli scopi di chi le possiede», dice Di Pietrantonio. «Ma trovo davvero feroce», aggiunge, «che questo passi per la distruzione di volumi di pregio e rari. Non so se sia tecnicamente necessario staccare via il dorso e quindi distruggere l’intero volume ma è difficile da digerire per me e per chi appartiene a una generazione, come la mia, cresciuta nel rispetto anche fisico dei libri». Non è la vecchia retorica del «profumo delle pagine», è il grido di quell’ultima epoca che ha vissuto l’eredità dell’umanesimo, del toccare la carne del mondo in una fenomenologia della percezione che le intelligenze artificiali promettono, non minacciano, di cancellare. Perché l’orizzonte del progresso non ammette il sospetto di una minaccia ed è per questo che il rogo di questa nuova Alessandria non brucia, non fa rumore, non destabilizza.
«Noi», prosegue la scrittrice teramana, «abbiamo sempre letto con cura i libri, li abbiamo maneggiati cercando di non rovinarli, addirittura molti della mia generazione nemmeno si permettevamo di sottolineare i passaggi dei testi, perché il libro è sempre stato un oggetto depositario di senso, che andava rispettato». Per questo quello di Bezos è «un atto di una violenza estrema», conclude il premio Strega, «che nasconde un meccanismo subdolo: ti compro, ti digitalizzo ma nel frattempo di divoro, ti distruggo. È puro cannibalismo, da parte e in favore di una specie che vuole sostituirsi ad un’altra, la nostra».
Dal diritto internazionale alla micro e macro economia, dalla linguistica generale alla saggistica storica, se hanno un codice Isbn (un codice a tredici cifre che serve a trovare un libro in tutto il mondo) vanno bene. Anzi, secondo 404 Media sarebbe la stessa società proprietaria di Isbn a collaborare con Amazon ed altre aziende per semplificare il processo di reperimento e acquisto dei testi antichi: gli ordini, secondo l’inchiesta, arriverebbero da librerie tedesche, neozelandesi, canadesi, belghe, olandesi e di molti altri paesi. A quel punto basta pagare: non è un problema per il colosso che oggi vale sul mercato 2,84 miliardi di dollari. Una volta acquistati, questi libri vengono inseriti in fila su un rullo tritacarne, dove i dorsi (i bordi) vengono tagliati attraverso macchine industriali, quindi rimossi. Le pagine, a questo punto, non hanno più un collante e vengono separate, di modo che il libro possa aprirsi in maniera completa. Questo facilita il processo di scansione, ultimo stadio che porta l’intelligenza artificiale, quando il documento è stato totalmente digitalizzato, ad ingurgitarlo facendo grande abbuffata di dati e informazioni contenute al suo interno. Non è la fantasia di un manipolo di complottisti: la pratica denunciata è stata prima segnalata da numerose testate internazionali, dal Washington Post fino all’inchiesta di 404, poi confermata da molte delle aziende che operano nel processo di digitalizzazione di questi libri preziosissimi, antichi eppure mutilati come vecchie bozze, sacrificate al grande rogo del progresso tecnologico. Si tratta di una procedura che nasconde una precisa strategia legale.
LA CORSA AL TESTO RARO
L’uomo che voleva vendere i libri a tutto il mondo con un semplice clic, oggi è il signore della compravendita e della distruzione dei libri antichi, un mercato particolarmente redditizio perché costano poco e sono stati scritti prima dell’era dei chatbot: sono, insomma, materiale pulito, sicuro, affidabile e ricco di nozioni preziose, contrariamente a quello compromesso già passato sotto le mani dell’intelligenza artificiale – una copia della copia, come la foto di una foto. E la questione sembra essere tutta qui: le logiche del mercato. Per queste ragioni, è verosimile pensare che l’addestramento delle AI diventerà, domani, una corsa agli “armamenti letterari” in cui il patrimonio culturale finirà in mano a chi, tra i colossi del digitale, sarà capace di offrire di più, non per addestrare meglio la propria macchina ma per scippare una risorsa. Allora la distruzione di qualche vecchio dorso sembrerà un problema perfino risibile, di un’epoca che il mondo di domani guarderà con nostalgia. Ma senza dolore: è il futuro.


