Fermare il generale con il consenso. Non con veti e manette

12 Giugno 2026

Per i nostri padri costituenti  la democrazia è più forte di tutto. Più forte anche di chi non ama la democrazia. L'editoriale del direttore 

Caro Stefano,

il tuo articolo fa tornare attuale un tema antico, e ci aiuta a capire molte cose sui termini del problema che l’ascesa del generale Roberto Vannacci pone alla destra, alla sinistra, e – tu dici – alla democrazia italiana. La tua idea è: Vannacci va fermato, perché afferma idee e principi “pre-Costituzionali”, ricordando che prima della Repubblica c’erano monarchia e fascismo, ovvero forme di governo antidemocratiche o parzialmente non democratiche. Bene, capisco e comprendo il tema che poni, ma non condivido la tua proposta estrema. Nel risponderti ricordo che questo tema si è già posto negli anni Cinquanta e Settanta (nella stagione oscura e terribile del terrorismo rosso e nero, quella delle stragi). Nessuno sembra ricordare, che proprio in quel tempo, partì una campagna della sinistra extraparlamentare, che chiedeva la messa fuori legge del Msi e (in parallelo) la campagna “Almirante non deve parlare”, per via di un bando firmato ai tempi della Repubblica sociale (in cui il futuro leader del MSI era segretario del ministro Mezzasoma). L’ordine aveva portato alla fucilazione di cinque partigiani. Ebbene, in quegli anni, molti che avevano fatto la Resistenza, e alcuni partiti – a partire dal PCI – si opposero a questa idea di “squalifica”, persino per chi sognava un ritorno della dittatura (“Vogliamo i colonnelli!”) se non addirittura per il golpe. Divenne celebre una risposta di Giancarlo Pajetta (“Gli elettori non si sciolgono!”) a chi voleva “sciogliere il Msi”. Nel 1972 la Fiamma sfiorò l’8%, e il conflitto divampò. In alcune piazze, per impedire i comizi di Almirante ci furono morti e feriti. A Genova un missino – Ugo Venturini – morì dopo aver frapposto il suo corpo tra il segretario e una bottiglia tirata da manifestanti di Lotta Continua. A Brescia, nel 1974, furono uccise otto persone (e ferite 102!) durante un comizio contro la violenza fascista. Eppure, anche in quei mesi, la sinistra non massimalista si oppose alla pressione della piazza, e all’idea di mettere fuori dal gioco democratico un partito di destra (come invece accadeva in Germania). Non era buonismo. Io sono convinto di due cose: 1) era la scelta giusta. 2) questo volevano i padri costituenti, quando nella XII disposizione transitoria della Carta stabilirono che persino chi era nella Rsi con ruoli dirigenti avrebbe potuto candidarsi, dopo cinque anni dalla promulgazione della Costituzione». Persino Benito Mussolini – pensate – avrebbe potuto correre, nel 1953, se non fosse stato ucciso dal “Comandante Valerio”. Il punto di quei Costituenti (molti ex partigiani) è questo: la democrazia è più forte di tutto. Più forte anche di chi non ama la democrazia, purché non operi per ricostruire la dittatura. Di questo primato sono convinto anche oggi: chi vuole fermare Vannacci deve farlo con il consenso, non con gli anatemi o con le manette.

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