Orlandi. Una crime story in salsa Epstein

La fine della ragazza scomparsa. Un intreccio di sesso e potere a Roma, all’ombra del Cupolone
Questo libro di Emanuele Fucecchi è la sintesi perfetta di un’epoca dimenticata e di una storia incredibile. È il punto esatto di congiunzione, cioè, tra i tanti elementi che turbinano insieme nel vortice della più recente memoria italiana: è un giallo, ovviamente, ed è – purtroppo – anche un libro giallo incardinato su un fatto vero, che parte dalla cronaca di uno dei delitti più terribili partoriti nel gorgo criminale degli anni di Piombo, dei misteri vaticani, delle bande della Magliana e del tripudio delle lobby occulte. E poi – senza volerlo – è anche un racconto di genere, un “crime”, nel senso che è un libro che ritorna sulla storia celeberrima, ma mai abbastanza illuminata fino a oggi, nelle sue parti più oscure: stiamo parlando della scomparsa di Emanuela Orlandi, del sottobosco di mistero, delitti, crimini che ne era il fondale naturale nella quinta teatrale avvelenata della Roma vaticana degli anni Ottanta e dintorni.
Il saggio di Emanuele Fucecchi cerca nuove piste con gli strumenti preziosi della vecchia scuola di investigazione: attraverso l’analisi di documenti inediti, di fatti dimenticati, attraverso lo studio attento e ossessivo delle notizie, delle date, delle coincidenze apparenti. Infine, questo è anche un romanzo di formazione. Fucecchi, che oggi è un famoso giornalista illustratore, un poliedrico ed eclettico artista dell’informazione, era un ragazzo di quel mondo, conosceva a memoria (per averlo vissuto da bambino) il microcosmo in cui viveva (prima di sparire) Emanuela Orlandi. Emanuele aveva amicizie in comune con la “Vatican girl”. Frequentavano lo stesso quartiere. Emanuele era un suo coetaneo: questo libro, dunque, è anche un filo di Arianna in cui l’autore prova a dipanare l’intrigo di una storia che conosce bene, e che può capire meglio di altri.
Fucecchi cerca la chiave perduta di un segreto mimetizzato dentro un ambiente e un clima che ha attraversato, che ha respirato, vissuto, e su cui poi torna a vivisezionare i reperti con gli strumenti dell’indagine giornalistica nell’età matura. Queste due linee – la pista del racconto privato, se vogliamo del lessico familiare esteso, da un lato, e quella dell’indagine metodica, dell’inchiesta a tavolino fatta sui documenti e negli archivi, dall’altro – si congiungono splendidamente. Il risultato è un libro quasi infinito, ma pieno di dettagli su cui riflettere. Certo, rileggendo questa storia oggi, alla luce di ciò che abbiamo scoperto poi, si capisce che il caso Orlandi, ogni volta che torni a rileggerlo, ti dice qualcosa di più. La ragazza, la ragazza del Vaticano, la ragazza del Vaticano negli anni di Piombo, la ragazza del Vaticano, nell’Italia degli anni di Piombo e nella rete della Banda della Magliana. Il martirio di Emanuela, riletto in questo straordinario e definitivo studio è anch’esso qualcosa di diverso e anche più attuale. Forse è un caso Epstein. Di sicuro è uno dei primi esempi di manipolazione mediatica che avviene sotto una regia di poteri e gerarchie occulte.
Emerge, attraverso l’indagine metodica e sorprendente dell’autore, la traccia di uno sconvolgente intreccio di sesso e potere all’ombra del Cupolone: qui si parla di festini, di pratiche sataniste, di curiali e prelati che nella notte di Roma cambiano pelle, e vivono borderline con noti criminali. L’Italia di quei tempi non era ancora pronta a dipanare un intreccio di perversioni che poi avremo ritrovato molto spesso, nel nostro Paese e nel mondo. Troverete in queste pagine la prova di un autista che lavorava per il Vaticano, ma che contemporaneamente era anche uno degli uomini che trovavano riparo nella manica della Banda della Magliana. Solo a Roma, solo in una «splendida e misera città», come diceva Pier Paolo Pasolini – si potevano e si possono tenere insieme per mano il sacro e il profano, i laidi e i santi – e tutto questo enorme giro di giostra in cui sembra che ogni cosa complottasse intorno alla figura di questa straordinaria, dolcissima e innocente ragazza. Emanuela era e rimane agnello al macello, come nella registrazione di sevizie che fu declassata in un falso, perché non eravamo preparati a sopportare la verità di quella seduta di tortura. Dunque, per chiunque abbia nell’almanacco delle proprie curiosità una di queste storie o una di queste passioni – Roma, i segreti del Vaticano, il crimine, il backstage del potere – questo libro è una summa teologica. Colpisce, soprattutto, l’idea attualissima che il caso Epstein non è un assurdo prodotto dalla follia di un singolo, ma è una tentazione antica delle classi dirigenti, e che noi l’abbiamo già vissuta, poco meno di mezzo secolo fa: ecco, se oggi siete pronti ad appendere delle verità scomode agli attaccapanni dei vostri dubbi, questo racconto sarà un gancio formidabile. Perché purtroppo la realtà, nella splendida e misera Capitale di due Stati, supera sempre la fantasia.

