Pugili e figli di poliziotti. Le doppie vite del branco che ha linciato il papà abruzzese

15 Ottobre 2026

Identificati 8 ragazzi per il pestaggio al padre abruzzese che difendeva le figlie

PESCARA

Vanno a scuola, fanno sport. Due sono figli di poliziotti. Un altro pratica, a livello agonistico, la “nobile arte” del pugilato, che dovrebbe insegnare rispetto e disciplina. Stili di vita e storie da ragazzi per bene, non da picchiatori di strada. Gli autori del pestaggio della notte di sabato scorso al Vomero, nel cuore della Napoli-bene, contro Roberto Turchi, 50enne originario di Rosello, sono così: sdoppiati tra la dimensione di una quotidianità ordinaria e quella del branco, in cui la violenza diventa linguaggio e la sopraffazione misura dei rapporti. Anche nei confronti di un adulto, un padre, che per aver difeso le sue figlie è stato accerchiato e picchiato a sangue. Anche mentre era a terra. Calci e pugni finché il camion della nettezza urbana che passava di lì non gli ha incidentalmente schiacciato la gamba, lacerandogli i muscoli in profondità. E poi di nuovo botte. I medici dell’ospedale Cardarelli sono riusciti a evitare l’amputazione dell’arto, l’uomo sta meglio ed è uscito tre giorni fa dalla terapia intensiva. Rimane la paura, non solo per la gamba ma anche per il futuro: la famiglia ha ricevuto minacce via social. Linguaggio del branco in formato virtuale.

Le indagini dei carabinieri, coordinati dalla procura ordinaria e quella minorile, hanno condotto all’identificazione di almeno dieci persone, tra cui due ragazze: tutti minorenni tranne uno, che ha compiuto 18 anni il giorno prima della rissa di piazza Vanvitelli, luogo della movida napoletana. Non è escluso che l’Arma possa allargare il cerchio ad altri individui: le immagini rimbalzate sui social dopo il post del deputato Avs Francesco Emilio Borrelli seguono per intero l’escalation di violenza.

Ma per capire cosa è successo dobbiamo tornare al prequel del filmato horror. Quello che non è stato ripreso dalle telecamere ma che i carabinieri sono riusciti a ricostruire. Sabato sera. Le figlie di Turchi, 14 e 16 anni, sono al Vomero insieme alla cuginetta. Piazza Vanvitelli è il punto di riferimento della vita notturna di quartiere. Come loro, altre centinaia di coetanei si sono dati appuntamento lì. La sorella maggiore saluta un ragazzo di 16 anni. È “l’errore” che scatena la sequenza drammatica degli eventi. Scatta la reazione delle due ragazze del branco. Vanno incontro alle due sorelle, le aggrediscono, ma loro riescono a difendersi. Poi arriva il pugile, in scooter.

È un minorenne, regolarmente iscritto in palestra. Prende la ragazza per i capelli e le fa sbattere la testa. Della nobile arte non c’è traccia. Davvero. E pochi minuti dopo, quando il padre chiede spiegazioni e si confronta con il ragazzino, la situazione degenera: lui non fa un passo indietro; chiede al gruppo di fare un passo in avanti. Accerchiano l’uomo e comincia il pestaggio, proseguito finché il camion dei rifiuti non passa sopra l’uomo.

Stando a quanto emerge dalla denuncia della moglie della vittima del pestaggio, dopo schiaffi e pugni sarebbe arrivata una sorta di coda velenosa. Ancora minacce. Anche in questo caso parliamo di intimidazioni al femminile: «Guai a te se ti vediamo ancora al Vomero», avrebbe scritto una delle due ragazze sui social.

L’inchiesta, condotta dal pm Ugo Miraglia Del Giudice, magistrato in forza alla Procura per i minori guidata dalla procuratrice Patrizia Imperato, per ora verte sull’ipotesi di lesioni. Non si esclude l’accusa di minacce, mentre si attendono riscontri su una sorta di retroscena legato alle ultimissime ore: quella legata al tentativo di cancellare parole e post compromettenti da parte di alcuni soggetti sospettati per il pestaggio di sabato notte. Al momento non sarebbero al vaglio degli inquirenti responsabilità di tipo colposo nei confronti dell’equipaggio del camion dell’Asìa, l’azienda comunale per la gestione dei rifiuti. Secondo una prima ricostruzione, l’investimento del 50enne a terra, che mentre veniva picchiato dal branco è finito con la gamba schiacciata dal mezzo, non può essere addebitato all’autista.

Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi si è recato al Cardarelli per esprimere vicinanza alla famiglia. Oggi dovrebbe essere il turno di Alessio Monaco, consigliere regionale di Avs e sindaco di Rosello, il paese di cui Turchi è originario. Un modo per portare l’affetto del paese dove da ragazzo Roberto trascorreva le vacanze. Quando il tempo libero si passava a giocare a pallone in strada e non a fare i gangster dei quartieri borghesi. A Rosello tutti chiamavano Roberto “il piccolo Maradona” perché era tifosissimo del Napoli.