Quando la politica è becera e cerca consensi in tutti i modi

È come se l’Italia avesse abbandonato lo Stato di diritto e si fosse sdraiata sulla giustizia faidate
“È meglio essere l'ultimo fra i leoni che il primo fra gli sciacalli”. E qui i leoni sono, loro malgrado, protagonisti. Quanto può essere efficace un proverbio per raccontare una caduta di stile figlia di questi tempi. “La politica è bella”. Ricordate la frase pronunciata da Ciccio Torrenuova in punto di morte nel film “Baarìa” di Giuseppe Tornatore? Che battuta folgorante! Racchiude l'ideale romantico e appassionato della politica. Quella politica intesa come nobile strumento per migliorare la società.
Ora pensate a come oggi, invece, l’intelligenza artificiale viene utilizzata ai fini del consenso elettorale. La storia è questa: un Roberto Vannacci generale romano – affiancato dalla sua consorte (che mostra il dito medio) e dai silenziosi (e comprimari) Giorgia Meloni e Ignazio La Russa – con pollice verso che ordina di giustiziare i leader del centrosinistra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Laura Boldrini e Romano Prodi. Li si vede legati al centro di un’arena e pronti a morire per mano dell'imprenditore Giuseppe Barboni, quello che ha fatto sfoggio di insana muscolarità e violenza nei confronti di un immigrato ubriaco a San Benedetto del Tronto.
A rendere più coreografica la scena un famelico leone è pronto a sbranare gran parte del Campo largo. I vari Fratoianni e Bonelli staranno tirando un sospiro di sollievo o si sentiranno messi in disparte? Chissà! Qualcuno potrebbe pensare a un video lanciato da un “leone” da tastiera, uno dei tanti imbecilli che usano i social per irridere, canzonare, denigrare questo o quel personaggio politico.
Stavolta, purtroppo, e sottolineo purtroppo, il reel è stato postato dal generale Vannacci in persona su uno dei suoi social. Così, mentre in Italia si discute di eccesso di legittima difesa rispetto al caso del gioielliere Mario Roggero – condannato a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo – l’impressione è che l’asticella della violenza verbale si stia spostando sempre più in alto.
È una gara a chi la spara più grossa, come se l’Italia avesse all’improvviso abbandonato l’applicazione dello Stato di diritto e si fosse sdraiata sulla giustizia faidate, con sfide all’Ok Corral e duelli al sole. Cosa non si farebbe per conquistare consensi giocando la carta del becero giustizialismo e del populismo esasperato! Altro che “la politica è bella”, qui precipitiamo nell’inciviltà e nell’anarchia. Ci permettiamo di parafrasare Ennio Flaiano – il maestro non se l’abbia a male – per sottolineare che qui la situazione è seria e anche grave. Anzi, preoccupante.
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