21 luglio

Oggi, ma nel 1902, a Bagnocavallo, in provincia di Ravenna, Ercole Dirani, di 19 anni, fabbro, socialista, sgozzava Umberto Vecchi, di 32, musicista, repubblicano, per contrasti politici. La rissa era scoppiata perché i sostenitori della Repubblica volevano che il malcapitato intonasse l’inno di Mameli «Fratelli d’Italia/ l’Italia s’è desta/ dell’elmo di Scipio/ s’è cinta la testa» mentre i militanti del partito col garofano rosso pretendevano che Vecchi suonasse il “Canto dei lavoratori” «Su fratelli/su compagne, su venite in fitta schiera:/ sulla libera bandiera/splende il sol dell’avvenir». L’omicidio s’inseriva nel contesto di crescenti agitazioni sociali, tra proteste e scioperi, non solo nel circondario, ma più ampiamente nel territorio romagnolo, caratterizzato da una violenta mobilitazione bracciantile di rivendicazione salariale, rinfocolata dalle leghe socialiste in forte contrasto con il movimento repubblicano in appoggio ai piccoli proprietari terrieri, agli affittuari e ai mezzadri, ma in tutto il Belpaese.
Le salienti differenze di visione esistenti tra i due schieramenti contrapposti, rintuzzate dalla nascita del pionieristico fenomeno cooperativistico -sorto l’8 aprile 1883, nella Casa dei sette solai al civico 58 di via Carraie, come Associazione generale operai braccianti del Comune di Ravenna, con segretario Nullo Baldini, classe 1862, sindacalista ravennate d’ispirazione Psi, che nel 1901 era asceso alla guida della Federazione provinciale delle “coop”- per fronteggiare le difficoltà peculiari dell’inserimento occupazionale, saranno alla base della vittoria del fascismo, il 28 luglio 1922, nella regione di nascita del già socialista Benito Mussolini riparato in Svizzera, a Losanna, via Chiasso, proprio il 9 luglio 1902, quale renitente alla coscrizione obbligatoria.
Il giorno dopo il fatto di sangue il quotidiano milanese “Corriere della Sera” racconterà l’accaduto quasi ironizzando. «Ogni volta la stessa musica. Gli uni volevano che si suonasse l’Inno di Mameli. Gli altri che si suonasse l’Inno dei lavoratori. Dai e dai, hanno finito per suonarsele. E allora furono note dolenti. Si finì a dover suonare le campane. A morto». La vicenda del delitto Vecchi (nella foto, particolare, la notizia riportata su “La Stampa” di Torino del 22 luglio di quel 1902), fortemente simbolica, verrà rievocata anche nel volume di Emanuele Boccianti e Sabrina Ramacci, “Italia giallo e nera”, che sarà pubblicato dalla casa editrice romana Newton Compton, nel 2013.
