Quel legame con Teramo. Dalle lacrime per Pannella al premio dell’università

Pianse per la morte del radicale, anche se non si parlavano più da anni.
Nel 2018 l’ateneo le ha conferito un’onorificenza per le sue battaglie
TERAMO
C’è un filo che lega Emma Bonino a Teramo e all’Abruzzo. Un filo fatto di politica, battaglie civili, amicizie e riconoscimenti, e che affonda le proprie radici soprattutto nel rapporto, umano e politico, con l’altra storica voce radicale Marco Pannella. Una storia lunga decenni, quella tra i due radicali, accomunati da battaglie spesso controcorrente e dalla difesa di diritti e libertà che hanno segnato profondamente la storia politica italiana.
In questo percorso, la figura di Pannella ha avuto un ruolo determinante nella vita politica e personale di Bonino. Un rapporto durato decenni, attraversato da momenti di sintonia e poi dalla rottura, ma costruito attorno a una comune idea della politica come strumento di libertà e di difesa dei diritti della persona. La presenza di Bonino a Teramo ha assunto un significato particolarmente forte in occasione della morte di Pannella, scomparso a 86 anni nel maggio del 2016. L’ex ministra degli Esteri e storica esponente radicale era stata infatti tra le persone presenti alla camera ardente allestita all’epoca nella sala consiliare del municipio di Teramo, seduta proprio tra i banchi del consiglio comunale, assieme a Mirella Parachini, la compagna di una vita di Pannella, e le persone a lui più care.
Un’immagine dal forte valore simbolico: Bonino nella città abruzzese per rendere omaggio a quell’amico e compagno di tante battaglie con cui aveva condiviso una parte fondamentale del proprio percorso politico. Quello tra Bonino e Pannella è stato un sodalizio politico e personale costruito nel tempo.
«Marco ha segnato la mia vita come nessun altro», erano state le parole di Bonino in occasione di un’intervista rilasciata all’Ansa a dieci anni dalla morte di Pannella. Anche se negli ultimi anni quel rapporto si era raffreddato. «Ad un certo punto smettemmo di parlarci e non ho mai capito fino in fondo il motivo, una decisione sua. Comunque sia, Marco ha segnato la mia vita come nessun altro, e di questo a mio modo gli sono stata e gli sono immensamente grata», aveva detto l’ex ministra. Ciò infatti non ha mai cancellato il profondo rapporto e la stima tra i due.
Ma il legame tra Bonino e Teramo non era rappresentato soltanto dalla sua storica amicizia e stima politica con Pannella. Un legame importante univa la storica radicale anche all’ateneo teramano. Nel 2018, infatti, l’università degli studi di Teramo le ha conferito l’onorificenza “Guido II degli Aprutini”. Un riconoscimento che all’epoca fu assegnato proprio per celebrare il suo impegno civile, finalizzato all’ampliamento degli spazi di libertà in un contesto di giustizia e di supremazia dello Stato di diritto, oltre che per la continua promozione della dignità degli individui e la tutela dei più deboli. E ieri, anche la comunità accademica si è unita al lutto per la scomparsa di Bonino.
È stata definita come una «figura centrale della vita politica e istituzionale italiana, da sempre in prima linea come promotrice di battaglie fondamentali per la libertà e i diritti civili». Il magnifico rettore, Christian Corsi, ha voluto fortemente esprimere a nome di tutto l’ateneo «il più profondo cordoglio per la perdita di una donna che ha segnato profondamente la storia democratica del Paese». Quel legame con l’università teramana rimarrà indissolubile. «Tutta la nostra comunità ricorda con profonda stima e riconoscenza Emma Bonino, una donna straordinaria la cui vita è stata un inno autentico alla libertà, attraverso un instancabile e incondizionato impegno per la promozione dei diritti civili e della giustizia», è stato il ricordo di Corsi.
Il rettore ha poi evidenziato che l’eredità morale e politica di Bonino diventerà ora materia di studio e di ispirazione. Ed è il più grande omaggio che l’ateneo potesse rendere a una figura come quella di Bonino. «Continueremo a diffondere il suo esempio tra le nuove generazioni», ha concluso Corsi, «ricordando l’importanza della conoscenza, dell’impegno civile e della difesa incondizionata della libertà, pilastro della nostra società democratica».
All’epoca dell’onorificenza, il rettore dell’università teramana era Luciano D’Amico, oggi consigliere regionale di minoranza del “Patto per l’Abruzzo”. A ricordare la leader dei Radicali è stato infatti anche il rettore emerito dell’università degli studi di Teramo D’Amico.
L’ex rettore ricorda «con commozione», così come Corsi, il giorno in cui, proprio nell’ottobre del 2018, l’università le conferì l’onorificenza, insieme alla scrittrice ebrea deportata ad Auschwitz, Edit Bruck. «In quell’aula solenne respirai la grandezza della sua profonda umanità. In ogni sua parola, nel suo sguardo fiero e insieme colmo di compassione, non vi era soltanto la statura della statista, ma la passione viscerale di chi ha consacrato la vita a salvare gli esseri umani», ha detto D’Amico.
Il rettore emerito ha inoltre ricordato «il suo desiderio incrollabile di strappare gli ultimi all’invisibilità, di ergersi a difesa di chi non ha voce di fronte a un mondo che troppo spesso emargina, esclude e dimentica». Un momento che resterà nella storia dell’università teramana e nelle menti di studenti e docenti. «Quel giorno», ha concluso il rettore emerito, «l’ateneo non ha soltanto reso omaggio a una figura straordinaria; ha accolto una lezione viva di civiltà, ricordandoci che la cultura e le istituzioni non hanno senso se non diventano uno scudo e un approdo sicuro per la dignità di ogni persona».
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