Ranucci: «Hanno umiliato la redazione di Report»

31 Agosto 2026

In tremila per lo spettacolo in Sardegna dell’ex conduttore di Report: «Piervincenzi e Presutti? Dovevano coprire i buchi delle sedi regionali»

FLORINAS (SASSARI). «Pensavo che, dopo la sospensione della Rai perché non ero credibile, qui non avrei trovato nessuno», dice Sigfrido Ranucci, a metà tra sfida e soddisfazione, davanti alle oltre tremila persone che affollano l’anfiteatro comunale di Florinas, a tre quarti d’ora di macchina da Alghero, al fresco delle nove e mezza della sera, nella Sardegna nascosta, lontano dalle spiagge famose. L’ex conduttore di Report, camicia scura e jeans, prima di salire sul palco torna a commentare la decisione della Rai di nominare al suo posto Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. A chi gli fa notare che l’azienda ha più volte sottolineato di aver puntato su due vincitori di concorso, lui risponde: «Era un concorso per coprire i buchi delle sedi regionali, non c’entra nulla con le inchieste. I test sono stati fatti su prove di lettura da 30-40 secondi. Ripeto: tutto questo cosa c’entra con le inchieste da 60 minuti?». Ranucci ha parlato di «scelta mediocre» da parte della Rai.

«Mediocre», precisa, «non nel merito delle persone, per il ruolo che andranno a ricoprire, ma mediocre nel rapporto con i colleghi che stanno lì da 30 anni e che hanno delle competenze straordinarie: dalla sanità alla pubblica amministrazione, passando per la criminalità organizzata. Poi non ho capito ancora quale sarà il loro ruolo. Leggeranno cose scritte da altri? Non è chiaro. Certo, sarà un problema loro. Ma spero che lo chiariranno presto per il bene della trasmissione». Anche la Presutti, come testimonia una foto, frequentava il ristorante di Valter Lavitola, l’amico fraterno di Ranucci accusato di avergli fatto piazzare una bomba sotto casa lo scorso 16 ottobre. «Non ci vedo niente di male», dice il giornalista, «io l’ho saputo dopo. Sicuramente, lì non l’ho mandata io: chi sostiene il contrario scrive il falso».

La guerra a colpi di carte bollate contro la Rai è già iniziata: «Io farò la mia battaglia sia perché è un mio diritto, sia perché io mi sento con la coscienza a posto. Non ho fatto nulla di sbagliato. È una battaglia che faccio per me e per la mia storia. Per la mia famiglia, che ha sofferto tantissimo per questa decisione, e per tutte le persone che mi vogliono bene, compresi gli spettatori, che si commuovono in questi giorni e in queste ore e mi manifestano il loro affetto».

Ranucci racconta che il piano per farlo fuori dalla Rai è partito 26 anni fa. «Tutto è cominciato nel 2000, quando abbiamo trovato l’intervista di Paolo Borsellino che parlava ai francesi dei rapporti tra mafia e Marcello Dell’Utri, la figura di Vittorio Mangano e quella di Silvio Berlusconi come imprenditore, che era ideale per riciclare i soldi. Nel 2014 il sindaco di Verona Flavio Tosi ha cercato di fermarmi mandando delle persone a registrarmi e a spiarmi di nascosto per fermare l'inchiesta sull’infiltrazione della ’ndrangheta nella sua amministrazione. Poi il problema si è riproposto con la vicenda dell’Autogrill (l’incontro segreto tra l’ex 007 Marco Mancini e Matteo Renzi, ndr). Insomma: tutto quello che non era riuscito prima è riuscito a questa amministrazione».

La gente di Florinas e chi è arrivato da fuori lo accoglie con un applauso lungo un minuto. Non c’è una sedia libera e nemmeno un centimetro disponibile sulla gradinata. A decine si siedono per terra, restano in piedi e s’inerpicano su una collina. Ranucci, prima di iniziare lo spettacolo “Diario di un trapezista”, si rivolge direttamente a loro: «Sanno qual è la verità», dice Ranucci, «sanno che un mondo mostruoso sta cercando di silenziare le voci libere, sta distruggendo una delle trasmissioni più importanti e più vere della storia della televisione italiana. Questo applauso va alla squadra di Report che vogliono distruggere e umiliare. No, non me l’aspettavo: è un’emozione incredibile. Penso che ci sia tutta la Sardegna qua».

La gente gli grida di non mollare. «Io indietro non vado», risponde lui, «non sono come i gamberi. Non condurrò Report, ma condurrò la battaglia più importante della mia vita in tema di libertà di stampa e difesa dei diritti dei più deboli, dei più fragili, del diritto all'informazione, che è un valore sacro, un valore dell’umanità». L’amicizia con Lavitola, dunque, è stata solo un pretesto per arrivare alla cacciata da Report? «Secondo voi?», si limita a rispondere. C’è un disegno politico dietro? «Dietro la bomba, non credo. Dietro l’estromissione da Report, è sicuro: l’hanno detto gli stessi politici. Grazie Sardegna, la speranza di consegnare alle future generazioni un mondo migliore parte anche da qui». Ranucci ripercorre gli scoop della sua carriera e riavvolge il nastro fino a metà luglio del 2020.

Simona Ercolani, producer esterna alla Rai, lo avverte di voci su presunte irregolarità di Report di cui sarebbe venuta a conoscenza Forza Italia sulla testimonianza di freelance che avrebbero lavorato senza essere pagati. Ranucci dice di non sapere nulla di quella storia. Ercolani insiste: «Sappi che loro vogliono far saltare il banco, anche sulla base dei giornalisti a cottimo, di tutte le irregolarità di Report». Poi pronuncia la frase che Ranucci considera una profezia: «La storia è che vogliono smerdarvi perché vi vogliono ammazzare». «Dopo gli ultimi fatti», dice con amarezza quando è quasi mezzanotte, «non sono più sicuro che vogliono ammazzarmi solo professionalmente».

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