Trattativa Stato-mafia: il boss Graviano chiama in causa Berlusconi

9 Giugno 2017

Intercettato durante la detenzione nel supercarcere di Ascoli, il boss si vanta di aver messo la moglie incinta nonostante il 41-bis e di aver aiutato l'ex premier

PALERMO. Il boss palermitano Giuseppe Graviano è indagato per la cosiddetta trattativa Stato-mafia. Intercettato nel carcere di Ascoli per quasi un anno dai pm di Palermo, mentre parla a ruota libera anche della trattativa, Graviano viene interrogato dai magistrati a marzo e gli viene contestato il reato di minaccia a Corpo politico dello Stato in concorso con altri boss, per cui già è in corso un processo. L'inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia si arricchisce quindi di un nuovo, inatteso e inquietante capitolo.

L'INTERROGATORIO. «Io sono distrutto fisicamente e psicologicamente con tutte le malattie che ho perché da 24 anni subisco vessazioni denunciate alla procura, entrano in stanza mi mettono tutto sottosopra ... mentre cammino perdo l'equilibrio e mi è stata diagnosticata una patologia per la quale perderò la memoria». Così il 28 marzo scorso il boss Giuseppe Graviano risponde ai pm di Palermo che, dopo averlo intercettato in carcere per quasi un anno, gli contestano il contenuto delle conversazioni avute con un co-detenuto. Nei dialoghi Graviano parla di rapporti con Silvio Berlusconi, dell'aiuto che avrebbe dato al leader di Forza Italia al quale attribuisce un ruolo nelle stragi del '93 e al rammarico perché questi lo avrebbe abbandonato. Nel merito delle sue rivelazioni il boss non entra, ma elenca ai magistrati, chiedendo anche il loro aiuto, tutte le vessazioni che subirebbe al carcere duro. «Nella mia cella - dice - il sole viene due mesi l'anno, è un posto invivibile d'estate e d'inverno». Poi decide di avvalersi della facoltà di non rispondere ai pm che continuano a chiedergli chiarimenti su quanto detto al co-detenuto. Infatti alcuni racconti contrasterebbero con le "vessazioni" subite. Come ad esempio l'essersi vantato di aver messo incinta la moglie durante la detenzione al carcere duro. Secondo quanto raccontato da Graviano, alla donna sarebbe stato permesso di entrare nell'istituto di pena e stare col marito. «Dormivamo nella cella assieme», ha riferito al compagno di cella.

I RIFERIMENTI A BERLUSCONI. Tra le 32 conversazioni registrate tra il boss e il compagno di cella Umberto Adinolfi non poteva mancare quella con l'ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi. E alludendo all'intenzione dell'imprenditore di entrare in politica già nel '92: «Lui voleva scendere però in quel periodo c'erano i vecchi e lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa». Frase che i pm interpretano come la necessità di un gesto forte in grado di sovvertire l'ordine del Paese. E continua: «Al Signor Crasto (cornuto, ndr) gli faccio fare la mala vecchiaia», dice Graviano sempre alludendo, secondo i pm, a Berlusconi colpevole di averlo abbandonato. «Sa che io non parlo - aggiunge - perché sa il mio carattere e sa le mie capacità ...pezzo di crasto che non sei altro, ma vagli a dire com'è che sei al governo, che hai fatto cose vergognose, ingiuste».

LE REAZIONI. «Dopo le sconvolgenti intercettazioni di Giuseppe Graviano c'è ancora chi ha il coraggio di negare che dietro alle stragi di mafia dei primi anni 90 ci fossero anche mandanti politici? C'è ancora chi insiste col dire che non c'è stata alcuna trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra per ragioni politiche in cambio dell'allentamento del 41 bis? E, soprattutto, c'è ancora qualcuno che ha il coraggio di negare i rapporti tra Berlusconi e Graviano?». Così l'ex pm antimafia Antonio Ingroia a proposito delle intercettazioni del boss mafioso Giuseppe Graviano depositate agli atti del processo trattativa Stato-mafia. «Chi meglio di Graviano - aggiunge - poteva confermare tutta la ricostruzione dell'indagine trattativa Stato-mafia e dei rapporti di Berlusconi con i boss stragisti? Erano queste alcune delle verità che non si dovevano scoprire, ragion per cui io prima e Di Matteo poi siamo stati tanto duramente attaccati e tanto ferocemente osteggiati? La speranza è che finalmente si arrivi, un pezzo alla volta, a scoprire tutta la verità su quella stagione terribile. Tardi, indubbiamente. Ma meglio tardi che mai. Intanto - conclude Ingroia - viene naturale chiedersi in che senso Renzi consideri Berlusconi un "padre della Patria", tanto da voler stringere accordi con lui».