Concorsi truccati all'università, arrestati 7 docenti

Altri 22 interdetti dalle funzioni. Nell'inchiesta della Finanza che riguarda tutto il territorio nazionale sono 59 gli indagati. Un prof indagato: «Anche io mi son piegato a certi baratti per poter mandare avanti i miei allievi»
FIRENZE. Sette docenti universitari sono stati arrestati per reati corruttivi dalla Guardia di Finanza di Firenze, nell'ambito di un'inchiesta su concorsi truccati che ha visto l'impiego di oltre 500 militari. Le misure sono scattate a seguito di un'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, disposta dal gip su richiesta dei pm fiorentini Luca Turco e Paolo Barlucchi. Altri 22 sono stati colpiti dalla misura dell'interdizione dalle funzioni di professore universitario e da quelle connesse ad ogni altro incarico accademico per la durata di 12 mesi. Nell'inchiesta, che riguarda tutto il territorio nazionale, risultano indagate complessivamente 59 persone. Questa mattina i finanzieri hanno eseguito oltre 150 perquisizioni domiciliari in uffici pubblici, abitazioni private e studi professionali.
Il contesto investigativo ha preso le mosse dal tentativo di alcuni professori universitari di indurre un ricercatore universitario, candidato al concorso per l’Abilitazione Scientifica Nazionale all’insegnamento nel settore del diritto tributario, a "ritirare" la propria domanda, allo scopo di favorire un terzo soggetto in possesso di un profilo curriculare notevolmente inferiore, promettendogli che si sarebbero adoperati con la competente Commissione giudicatrice per la sua abilitazione in una successiva tornata. «Non è che si dice - è bravo o non è bravo - no, si fa» così: «...questo è mio, questo è tuo, questo è tuo, questo è coso, questo deve andà avanti per cui...»: così, in una registrazione col telefono cellulare fatta dal ricercatore che ha denunciato la spartizione di cattedre universitarie, parla il tributarista professor Pasquale Russo, a cui Jezzi Philip Laroma (il ricercatore denunciante) chiedeva spiegazioni della sua esclusione. Al colloquio, risalente al 14 gennaio 2014 e durato un'ora e 19 minuti, era presente un associato allo studio di Russo, Guglielmo Fransoni, commissario e anche lui indagato e messo agli arresti domiciliari, misura eseguita stamani.
«Anche io mi son piegato... a certi baratti per poter mandare avanti i miei allievi...», «ero ingenuo all'inizio» ma «la logica universitaria è questa... è un mondo di merda... è un mondo di merda... quindi purtroppo è un do ut des, tu mi fai questi a Napoli e io ti do...», «mi sono piegato al sistema per poter tutelare» i suoi allievi. Il professor tributarista Pasquale Russo, indagato nell'inchiesta sui concorsi truccati, spiegava così, in una conversazione registrata col telefonino, a Philip Laroma i motivi della sua esclusione dall'abilitazione alla docenza decisa dalla commissione giudicatrice. E un associato dello studio Russo, Guglielmo Fransoni, da stamani agli arresti domiciliari, diceva duramente a Laroma, contestandogli una certa posizione idealista: «Continuo ad essere estremamente crudo nell'entrare in questa aria di idee, del fatto ideale "ma come mai la meritocrazia"... se tu vuoi vivere ed andare avanti nel... coso, devi pensare te a fare molto bene, e a questo ci hai sempre pensato, e poi tenere conto del fatto che non tutti ragioneranno in termini di merito».

