Iran, Rouhani vince la sfida: è presidente per la seconda volta

Urne aperte ad oltranza per far votare il 70% della popolazione. Vince la linea riformista del leader uscente che vuole costruire un rapporto nuovo con l'occidente
TEHERAN. Voglia di votare. Voglia di scegliere. Voglia di cambiare. E l'Iran ha dato fiducia al cambiamento. Per ore e ore gli iraniani sono rimasti in fila per votare. Da Teheran ad Isfhan, fino ai villaggi più sperduti della Persia, il 70 per cento degli elettori si è mobilitato per un'elezione presidenziale delicatissima. Si è trattato di un vero referendum, un ballottaggio fra due candidati (su quattro rimasti in gara) che sono espressione delle due grandi fazioni in cui si è diviso il Paese. E l'ha spuntata Rouhani, secondo quanto anticipato stanotte dal ministero dell'Interno, anche se lo spoglio delle schede non era ancora finito: Il ministero ha comunicato che l'ufficializzazione definitiva dei risultati verrà data alle ore 14 locali. Secondo i dati forniti dal ministero, Rohani ha ottenuto 14.619.848 preferenze su 25.966.729 elettori, pari al 56,3%. Il suo avversario, il conservatore Ebrahim Raisi, ha invece ottenuto 10.125.855 preferenze, attestandosi al 38,99%. L'altro candidato conservatore, Mostafa Mirsalim, ha ottenuto 297.276 preferenze (1,14%), mentre l'altro candidato riformista Mostafa Haschemi Taba, che aveva invitato i suoi sostenitori a votare Rohani, ha avuto 139.331 voti (0,53%). Da una parte con il presidente uscente Hassan Rouhani, 68 anni, si sono schierati i riformisti, i moderati, i liberali, i giovani e le donne delle città, i ricchi di Teheran Nord e i professionisti che sperano che l'Iran continui ad aprire all'Europa e al mondo. Dall'altra c'è Ebrahim Raisi, un religioso come Rouhani, ma espressione della parte più conservatrice del Paese e del clero. L'uomo è sostenuto dalla guida suprema ayatollah Alì Khamenei, dagli apparati dello "Stato profondo" iraniano, le Guardie della rivoluzione, la milizia dei Basiji. Ma anche da milioni di cittadini, soprattutto poveri e diseredati che hanno seguito i messaggi populisti, la campagna martellante sui temi dell'economia dell'ex vice-procuratore generale Raisi.

